LETTERA APERTA A LUI

Confessaci

Ciò che avresti sempre voluto dirgli... Qui puoi!

 

Lettera aperta al tuo... ex (o quasi ex) marito

 

frecciaVorrei vederti con gli stessi occhi di tanti anni fa

Vorrei vederti con gli stessi occhi di tanti anni fa, quando non potevo stare un giorno intero senza di te, e credevo a tutte le tue parole, quando un tuo sguardo mi lasciava senza parole ed amavo tutto di te... Invece ricordo tanto dolore, rabbia, delusione... non c'è altro ora dentro di me, se non il rimpianto di averti consacrato per anni la mia vita, di averti regalato le mie ambizioni, i miei sogni, le mie aspirazioni, i miei segreti, le mie sensazioni più vere per vederle distruggere dalla tua falsità, dalla tua totale mancanza di umanità e di sensibilità. Vorrei non averti mai conosciuto, inseguito, amato con tanta forza e determinazione, vorrei non essere stata mai tanto ingenua e fragile... come sono ancora...

Non posso non pensare che ora mi cerchi, per la prima volta dopo tanti anni, soltanto perché sei solo, perché non ti senti più amato da nessuno, perché hai perso i tuoi affetti più cari, ed ora io sono solo un ripiego per te, sono solo la madre di tuo figlio...

Ora che mi ero fatta forte della mia indipendenza, ora che ero riuscita a fare a meno di te, dei tuoi discorsi, delle tue parole, dei tuoi sguardi, delle tue carezze, sei tornato all'improvviso, e mi hai lasciata senza parole... è così, io non ho più parole, mi hai confusa, spiazzata... sei di nuovo tu e io non so cosa fare... vorrei tornare ad essere quella di prima anch'io ma non c'è nulla da fare, vorrei non averti fatto del male anch'io, ma tu eri sempre via, ed anche quando c'eri non c'eri mai... per me. Ora abbiamo un bimbo che ti adora, e non potrei mai fargli del male, non potrei mai allontanarlo da te... ma questo mi costa, non puoi nemmeno immaginare quanto... non voglio ferirti di nuovo, ti voglio bene.

 

frecciaDa Veronica a Silvio, 31.01.2007

La lettera è stata pubblicata sul quotidiano "La Repubblica" in data 31.01.2007.

La riproponiamo qui perché, al di là delle barriere politiche e delle intenzioni con cui è stata scritta, essa rappresenta un gesto di solidarietà verso tutte le donne trattate male dagli uomini.

 

Egregio Direttore,

con difficoltà vinco la riservatezza che ha contraddistinto il mio modo di essere nel corso dei 27 anni trascorsi accanto ad un uomo pubblico, imprenditore prima e politico illustre poi, qual è mio marito. Ho ritenuto che il mio ruolo dovesse essere circoscritto prevalentemente alla dimensione privata, con lo scopo di portare serenità ed equilibrio nella mia famiglia. Ho affrontato gli inevitabili contrasti e i momenti più dolorosi che un lungo rapporto coniugale comporta con rispetto e discrezione. Ora scrivo per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte da mio marito nel corso della cena di gala che ha seguito la consegna dei Telegatti, dove, rivolgendosi ad alcune delle signore presenti, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: " …se non fossi già sposato la sposerei subito" "con te andrei ovunque".

Sono affermazioni che interpreto come lesive della mia dignità, affermazioni che per l'età, il ruolo politico e sociale, il contesto familiare (due figli da un primo matrimonio e tre figli dal secondo) della persona da cui provengono, non possono essere ridotte a scherzose esternazioni. A mio marito ed all'uomo pubblico chiedo quindi pubbliche scuse, non avendone ricevute privatamente, e con l'occasione chiedo anche se, come il personaggio di Catherine Dunne, debba considerarmi "La metà di niente". Nel corso del rapporto con mio marito ho scelto di non lasciare spazio al conflitto coniugale, anche quando i suoi comportamenti ne hanno creato i presupposti. Questo per vari motivi: per la serietà e la convinzione con la quale mi sono accostata a un progetto familiare stabile, per la consapevolezza che, in parallelo alla modifica di alcuni equilibri di coppia che il tempo produce, è cresciuta la dimensione pubblica di mio marito, circostanza che ritengo debba incidere sulle scelte individuali, anche con il ridimensionamento, ove necessario, dei desideri personali. Ho sempre considerato le conseguenze che le mie eventuali prese di posizione avrebbero potuto generare a carico di mio marito nella sua dimensione extra familiare e le ricadute che avrebbero potuto esserci sui miei figli. Questa linea di condotta incontra un unico limite, la mia dignità di donna che deve costituire anche un esempio per i propri figli, diverso in ragione della loro età e del loro sesso. Oggi nei confronti delle mie figlie femmine, ormai adulte, l'esempio di donna capace di tutelare la propria dignità nei rapporti con gli uomini assume l'importanza particolarmente pregnante, almeno tanto quanto 'esempio di madre capace di amore materno che mi dicono rappresento per loro; la difesa della mia dignità di donna ritengo possa aiutare mio figlio maschio a non dimenticare mai di porre tra i suoi valori fondamentali il rispetto per le donne, così che egli possa instaurare con loro rapporti sempre sani ed equilibrati.

RingraziandoLa per avermi consentito attraverso questo spazio di esprimere il mio pensiero, La saluto cordialmente.

Veronica

 

frecciaCARO IL MIO EX LUI, MI HAI RUBATO LA GIOVINEZZA

Caro mio lui, o meglio, ex mio lui, quest'anno, molto presto, compirò cinquantatrè anni e mi sembra davvero impossibile, perché ho ancora in sospeso una giovinezza che mi è stata rubata. Tu sai bene che cosa è successo quando ci siamo messi insieme, mia madre e mio padre hanno cominciato a dare i numeri, perché, come ha detto mia madre molti anni dopo (l'unica cosa che ha riconosciuto), "non erano ancora pronti".  Io allora ero quello che si dice una brava ragazza, avevo appena superato l'esame di maturità scientifica  e mi sono iscritta all'università; poi ci siamo messi insieme, tra l'altro ho dovuto essere io a dichiararmi, e questo, se solo avessi avuto un po' di acume, avrebbero dovuto essere un indizio.

Invece no. Io ero veramente un'ingenua e sono convinta di esserlo ancora, perciò risulto solo un personaggio patetico. Comunque, dopo alcuni mesi, la situazione con mia madre si è deteriorata ancor di più e, quando ha saputo che io e te avevamo fatto l'amore, mi ha trattata come una poco di buono, vantandosi di essere arrivata vergine al matrimonio. Sai bene che un giorno il vaso è traboccato e io ho dovuto andarmene da quella casa. A tutt'oggi non ho incontrato ancora nessuno che abbia capito il mio dramma, forse non riesco a spiegarlo bene, ma ho la triste impressione che, per capire alcune cose, bisognerebbe viverle in prima persona. Quel momento della mia vita, comunque è stato determinante.

Qualcuno ha detto che sono stata sfortunata. Io penso che certi tipi di violenza, soprattutto se morale, soprattutto se così intima, siano difficilmente riconosciuti dalla maggior parte della gente. Io, la mia risposta l'ho dovuta trovare da sola, perché persino gli analisti sono presi dai loro fantasmi edipici, così non capiscono che una donna può mettere a morte la propria figlia, perché la sua stessa madre l'ha fatto con lei, ma mia madre, a differenza di me, non l'ha voluto riconoscere.

Perché ti dico tutto questo? Perché ora sei tu a negare le  responsabilità del tuo comportamento nei miei confronti. Io ti ho solo fatto notare la tua eterna indifferenza per la mia sorte. Non sei mai stato capace di situarti rispetto a me. Io ti ho detto che ti occupi sempre degli altri, ma di me no, come se io non esistessi. Se per te non valgo neppure la pena di una riflessione, perché allora non prendi il coraggio, per una volta e proponi la separazione? Sei passato dal fatto di indurmi in errore, perché eri "comunista", al fatto di fare come se io non avessi bisogno di un lavoro, un futuro, una possibilità di esistere. Certo hai sbagliato anche tu, ma tu avevi il padre che ti riservava un lavoro da laureato, mentre io mi sono ritrovata a svolgere lavori modesti , in cui sono stata sistematicamente umiliata. Ti ho persino sentito difendere persone che mi avevano fatto del male, hai dato lavoro a chi si era reso complice dell'intestazione di un bene che sarebbe spettato a me.

Nel frattempo era nato nostro figlio, ed è stato solo in seguito a questo mio rischio, visto che non avevamo sicurezze economiche, che sei riuscito a farti valere con tuo padre. Sei sempre stato bravo a negare anche l'evidenza ed ora attribuisci meriti ad  altri invece di riconoscere quello che sono stata io a cambiare, pagando di persona. Voglio solo dirti che mi hai veramente delusa e che sei proprio bravo a mescolare le carte e ad apparire come una persona affidabile e disponibile, anche comprensiva per quel certo amico che si fa prestare soldi da te.  Ebbene, fai pure il democratico, ma ti voglio dire una cosa: per me l'unica cosa che dà dignità agli esseri umani è la verità e chi non la vuole riconoscere è perché non ne ha il  coraggio. Se non fosse per mio figlio, che purtroppo prende spesso brutti esempi da te, me ne sarei già andata.

Un'ultima cosa, la tua logica fa acqua: dici di aver sbagliato anche per te stesso, certo, ma hai coinvolto anche me nel sacrificio per la tua ideologia, dunque perché ti rifiuti di ammettere le tue responsabilità? Se un kamikaze si fa saltare in aria, uccidendo sé ed altri, non è forse responsabile della morte altrui oltre che della propria? A me sembra comunque che tu ne sia uscito bene, a differenza di me. Ti ho chiesto solo di essere onesto, ma evidentemente per te è impossibile.

E tutto questo continua a rovinarmi l'esistenza.

 

frecciaCHIARA RISPONDE

No, non sei un personaggio patetico, non lo sei mai stata. Hai trovato il coraggio di portare avanti le tue scelte, quando sentivi che erano giuste, a costo di sacrifici. Ora che sai che sei una persona diversa dall'uomo che hai sposato, troverai il coraggio di fare ciò che è meglio per te e per tuo figlio. Il primo passo è stato scrivere questa lettera.

 

Vai alla Homepage di Chiara's Angels

Vai alla sezione "confess@ci"

Stampa questa pagina


Valid HTML 4.01 TransitionalValid CSS