LETTERA APERTA A LUI

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Lettera aperta al tuo... papà

 

frecciaCARO PAPÀ, SO CHE NON MI LASCERAI MAI

So che non mi lascerai mai, non sarà il freddo gelido di una lapide marmorea a creare mondi distanti tra noi. I cordoni delle nostre anime si stanno rafforzando per dare vita ad una nuova relazione che si esplicherà sul piano dello Spirito e fuori di ogni dimensione spazio-temporale.
So che sei in viaggio verso la terra dei giusti e che, come tu stesso ci hai detto, ad attenderti c’è qualcuno che ti aprirà le porte del paradiso.
So che non sei solo in questo tuo nuovo viaggio, la nonna ti ha teso la mano ed esseri di Luce vegliano su di te. So che continuerai ad amarci e a proteggerci in morte così come hai fatto in vita eppure, carissimo Papy, il mio cuore è infranto, la testa mi martella e gli occhi sono gonfi di lacrime che con prepotenza, come un fiume in piena, cercano di rompere gli argini. Devo dar fondo a tutta la mia riserva energetica per non lasciarmi andare come un Rio Abierto: il pianto è l’ultima cosa di cui la tua anima ha bisogno e non saranno le mie lacrime ad ostacolare il tuo cammino verso la Luce.
Qualcuno ha scritto che un padre è un maestro che si sceglie, non ho reminescenza alcuna di come, di quando e di perché ti ho scelto, so solo che hai donato alla mia anima gli insegnamenti che dovevano gettare solide basi per potersi sollevare dalla materia che la imprigiona. Anche se tra noi c’era una intesa perfetta e bastava uno sguardo per capirci devi perdonami per non averti detto abbastanza del bene infinito che mi lega a te, oggi so che non ha senso essere avari nel dimostrare il bene che si vuole e che è da stupidi rimandare a domani quello che si vorrebbe dire oggi, e parlo di parole ma anche di gesti, di abbracci, di baci. Scusami papy anche per le bugie che ti ho detto negli ultimi mesi della tua vita e grazie per averle accettate come vere con il sorriso e la complicità che ha sempre caratterizzata la nostra relazione di sicuro avevi intuito che erano più funzionali a me che a te. Tu non temevi la morte, forse non l’hai mai temuta, nella tua dotta ignoranza sapevi bene che la vita rappresenta solo un attimo di una esperienza più grande e più vera oltre i confini del mondo terreno. Come un eco lontano sento ancora la tua voce intonare o meglio stonare il mantra che quotidianamente recitavi e che sintetizzava l’idea che avevi del mondo e della vita "vanità di vanità tutto è vanità". Il tuo sapere e i tuoi taciti insegnamenti non erano ingabbiati da schemi intellettualistici ma nascevano dal cuore, dalla intelligenza delle tue emozioni e del tuo intuito che ti portavano ad una semplicità di vita e di vivere che rappresentava per te una complessità risolta. Ne hai attraversato caro papy di momenti duri eppure anche in quei momenti amavi ricordarci che la provvidenza non abbandona mai chi in lei confida ed è stata forse questa tua semplicità e questa tua fede, il tuo credo nell’amicizia, nell’amore nella bontà del genere umano a farti assaporare una settimana prima del trapasso la gioia della nuova vita cui sei andato incontro.

Grazie Papy, TVB

 

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