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Quando a farti del male sono i colleghi

 


frecciaTre colleghe contro di me, protette dalla 'famiglia'

 

Un'AZIENDA FAMILIARE, IN CUI NON SIAMO UNA FAMIGLIA

Lavoro in un'azienda alimentare a conduzione familiare, in cui si preferisce assumere parenti e amici stretti; io stessa sono la figlia di un amico di famiglia. Comincio a lavorare nel magazzino e dopo un anno, per sua iniziativa, uno dei datori di lavoro mi sposta in ufficio. Qui mi trovo a collaborare con tre colleghe donne: da quel momento comincia il mio inferno. Insulti, bugie su di me, insinuazioni sul fatto che non svolgessi bene il mio lavoro e che "rubassi" lo stipendio. Le colleghe mi umiliano in tutti i modi e vanno persino a controllare la mia busta paga.

 

UNA VITTORIA CHE È UN PO' UNA SCONFITTA

In quel periodo entro in depressione, al punto da non riuscire a regire, ma solo a piangere: sono disperata. Mio padre interviene (anche se il datore di lavoro sa già tutto perché gliel'ho raccontato io) e avvisa che, in caso non smettano di trattarmi così, passerà alla vie legali. Due giorni dopo, il Capo mi rispedisce nel magazzino. Adesso sul lavoro sto bene, ho un bel rapporto con tutti e nessun problema, ma mi sento ancor più umiliata perché è come se avessero dato ragione alle mie ex colleghe. Nonostante tutti le critichino e due di loro abbiano cambiato ufficio, io mi sento comunque sconfitta.

Non posso denunciare le vessazioni subite perché non ho prove ma solo testimonianze; e le colleghe non verranno fermate, perché la 'capo banda' è cognata del Capo.

Enrica


frecciaUn ufficio al femminile, dove la solidarietà non esiste

 

SEI DONNE NELL'UFFICIO, TUTTE CONTRO DI ME

Mesi fa sono stata assunta, per un anno, in un ufficio con altre sei donne. Subito ho capito che non avrei avuto vita facile, perché ho un carattere piuttosto chiuso, soprattutto con chi non conosco, e mi capita di essere vittima del gruppo. La mia compagna di scrivania mi ha preso infatti di mira, iniziando a darmi dell'incompetente e a deridermi con le altre ragazze.

Poi è stata promossa a responsabile dell'area e le due donne più anziane dell'ufficio hanno iniziato a prendermi in giro, non appena sbagliavo a parlare al telefono. Stavo allo scherzo e cercavo di non sbagliare più, ma sapendo che le colleghe erano pronte a giudicare il mio operato vivevo una situazione d'imbarazzo e ci ricadevo. I miei errori più banali venivano notati, per poterli riferire alla responsabile, e mi venivano rinfacciati anche per una settimana.

In ufficio si era creato un clima di terrore e le altre ragazze, pur di non cadere anche loro preda delle colleghe maligne, mi avevano isolato per cercare di compiacerle. Anche le altre facevano errori, ma per 'simpatia' non venivano loro rinfacciati.

La mia compagna di scrivania e responsabile continuava a offendermi e umiliarmi; quando mi assentavo dalla stanza per andare in bagno, al ritorno la scoprivo a prendermi in giro con le altre, che al mio rientro ammutolivano.

La collega non si limitava a prendermi in giro nel mio ufficio: a volte parlava male di me anche negli altri, dabdo una sua versione dei miei sbagli. Alcuni poi me lo riferivano, altri cambiavano espressione quando mi vedevano. Io stavo sempre peggio, mi chiedevo perché mai si comportasse così con me.

 

LA COLPEVOLE SONO SEMPRE IO, ANCHE QUANDO NON CI SONO

Dopo un periodo di pressioni del genere, un giorno in ufficio sono scoppiata a piangere. Ho cercato di spiegare alla collega che stava esagerando e per un mese mi ha lasciato in pace. Ma poi le pressioni sono ricominciate più di prima. Alle colleghe non è bastato più parlare tra loro: hanno iniziato a riferire al Capo ogni problema, dandone a me la responsabilità, anche se non ne sapevo nulla e magari quel giorno non ero neanche in ufficio!

Inizialmente ignoravo che si sparlasse di me e non potevo difendermi. Da un giorno all'altro, ho notato un cambiamento nei miei confronti da parte dei capi, dopo che è sorto un problema per un compito che avrei dovuto svolgere io, ma che invece era stato gestito da altre (ero uscita per commissioni di lavoro). La responsabile, pur sapendo che non ero stata io, ha dato la colpa a me, che essendo all'oscuro del fatto non ho potuto nemeno giustificarmi.

I capi hanno preso a trattarmi con aria di sufficienza, ignorandomi, togliendomi alcune mansioni, facendomi sentire sempre più incompetente e poco attenta nel mio lavoro, anche se in precedenza non avevo mai avuto simili problemi.

 

UN ANNUNCIO SUL WEB: CERCASI IMPIEGATA (PER SOSTITUIRMI)

Un paio di settimane fa, ho risposto come al solito al centralino e mi è stato chiesto di un annuncio di lavoro su Internet. Sono cascata dalle nuvole, ho guardato sul sito: l'azienda cercava personale proprio per ricoprire la mia mansione! Ho chiesto spiegazioni su una mia eventuale sostituzione e mi è stato risposto che l'amministratore delegato aveva dato ordini riservati ("non posso dire nulla"). Ho chiesto di parlare con lui per poter giustificarmi, ho atteso a lungo ma non si è mai reso disponibile.

Adesso sono a casa e la settimana prossima dovrei riprendere il lavoro, ma al pensiero dell'ambiente in cui dovrei tornare non ci riesco. Il solo pensare di dover guardare in faccia la collega che mi ha messo nei guai, contenta perchè è riuscita nel suo intento, mi fa star male. Le sue ultime parole, quando ormai sapeva che mi avrebbero lasciato a casa, sono state: "Non vedo l'ora che se ne vada fuori dai c......i".

Non mi capacito di come una persona possa essere così, continuo a pensarci e a chiedermi il perché! Oltre che umiliata, mi sento molto arrabbiata: vengo lasciata a casa per colpe che non ho. Se fossi stata io a creare problemi me ne sarei fatta una ragione, ma so che non è così e a conti fatti capisco che sono solo stata vittima di persone senza scrupoli a cui non ero simpatica.

 

Valentina


frecciaUna collega che mette a disagio

 

PER LEI NON CONTO NIENTE

Sì, sul lavoro non sto bene. Soprattutto con una collega, molto furba, che mi rende insicura, indecisa e mi sento screditata. Ho provato a parlarle, l'altro ieri, le ho detto che non mi era piaciuto come si era comportata con me il giorno prima, ho cercato di tenerle testa, mi sono preparata a casa quello che volevo dirle, in modo da risultare chiara e di portare elementi reali.

La mia rabbia più grande è stato quando ad un certo punto ho sentito che mi veniva da piangere e ho terminato in fretta e me ne sono andata per non sentirmi umiliata.

Ieri c'è stato un incontro con il nostro capo e alcune tra noi, e io occupo temporaneamente un posto di coordinatrice (sostituisco una coordinatrice in gravidanza); la collega furba non si è fatta scrupolo di esprimere il desiderio di lavorare ancora con la sig. in gravidanza, come se io non ci fossi, come se io non facessi il mio lavoro, come se io non contassi niente!!!

 

A CHI CHIEDERE AIUTO?

Questa notte non ho quasi dormito.

Sono davvero arrabbiata, anche con me stessa, perchè mi sento così impacciata!!

Credo che proverò a parlare col capo, in modo discreto, anche perché lui è legato alla collega furba, perché lei ha fatto in modo di rendersi insostituibile (almeno è quello che crede lui).

Hai un consiglio da darmi su come muovermi? Non so se questo sia vero mobbing, ma io credo che davvero questa collega furba mi voglia mettere da parte!

 

frecciaChiara risponde

Conosco molto bene la situazione. Spesso le persone arriviste attaccano chi pensano possa minare la loro posizione in ufficio. La tattica migliore, inizialmente, è ignorarle, anche se a volte ciò è impossibile e si scatena una vera e propria guerra. Se vuoi però sanare la situazione, dovresti cercare di comprendere i motivi del suo comportamento e fare tu i primi passi per risolvere la situazione (lei non li fará). Quando la tensione si fa più forte, adotta la tecnica del distacco: pensa a lei come a un personaggio divertente, ironizza su di lei nel tuo animo: ne prenderai le distanze e non la vedrai più come una rivale. Puoi anche scriverle una lettera che non le consegnerai mai, ma che sarà utilissima per sfogare pacificamente i tuoi rancori. Se vuoi, usa la rubrica Lettera aperta a Lei. Non parlarne assolutamente con i Capi: se è benvoluta, sarebbe una mossa autolesionistica: potrebbero giudicarti debole e incapace di cavartela da sola. È anche inutile chiedere a lei chiarimenti: se il suo scopo è metterti in difficoltà, ne approfitterà comunque. Piuttosto, interessati gradualmente al suo mondo, lavorativo e familiare, prima solo ascoltandola se ne parla, poi mostrando il tuo interesse con una domanda ogni tanto, in modo che non ti senta più tanto lontana. capirà che non costituisci un pericolo.

Se si comporta così, infatti, è perché ha paura di te.

 


frecciaUna collega 'sanguisuga', da amica a nemica

 

PER LEI UNA CONFIDENTE, POI UN OSTACOLO

Con molta timidezza e timore espongo la mia storia tanto sofferta. Sono un giovane medico e lavoro da alcuni anni presso una clinica privata in Puglia. Al mio lavoro sono arrivata subito, dopo una specializzazione raggiunta con tanto entusiasmo... Durato fino a qualche anno fa, quando mi sono accorta che una collega creava ostruzionismo nei miei confronti. Proprio la collega che ho sempre aiutato, che mi confidava i suoi problemi personali e quasi mi faceva sentire colpevole dei sui quotidiani disagi! Il suo atteggiamento è poi diventato vittimismo, ricerca di una collaborazione pretesa, richiesta di aiuto continuo da parte dei superiori, uomini, che hanno ceduto inevitabilmente!

 

AMO UN LAVORO CHE MI FA STAR MALE

Anche io sono stata ingannata, ma inizialmente non ne ho preso atto. Con il tempo, mi hanno assegnato i turni scomodi, che lei "non poteva" svolgere perchè mamma, mentre io, single eterna senza problemi, secondo gli altri potevo sobbarcarmi. Il mio inevitabile surplus lavorativo è stato oggetto di contestazione da parte della Direzione e ho dovuto accettare le ferie d'ufficio. Nonostante un'infinità di soprusi, per spirito d'equipe continuo ancora a collaborare sino a star male (ho anche avuto un episodio lipotimico, davanti al Direttore)! Sono a terra e non so cosa fare: amo il mio lavoro, ma è pesante gestire la situazione. Ogni mattina temo di incontrarla, temo il giudizio dei colleghi che stimo.

 


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