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Quando la scuola non è maestra di vita

 


Quella che segue, oltre ad essere una testimonianza di una situazione di mobbing, è un vero e proprio racconto, con un suo stile letterario. L'autore, siciliano, si firma con nome e cognome ma è stato pubblicato con uno pseudonimo. La lingua e i titoli si ispirano al dialetto siciliano.

La versione integrale del racconto, che per la lunghezza non è stato possibile pubblicare qui, si può leggere online [PDF 226 Kb].

 

frecciaMobbing mi fecero

 

INTRODUZIONE

Lettore carissimo. Ti narrerò fatti che mi sono accaduti nella mia vita d'insegnante, in una città del Nord Italia. Non posso specificare molto, perché rischierei la denuncia. Dico solo che purtroppo a volte la cattiveria delle persone, e quel senso di ferrea obbedienza ad una presunta normalità verso regole che non si sa bene se mai sono state create, può fare molto male ad ognuno di noi, specie a chi vuole essere una persona libera e agire secondo la sua volontà, e non seguendo stereotipi di triste omologazione.
Ho quindi cambiato tutti i nomi, e ho scritto usando il linguaggio della mia cara isola di Sicilia, di cui sono originario, un po' perché vi sono affezionato, un po' perché usare certo frasario e certi nomi tipici della nostra bella isola rende bene l'idea ai più, che pensano che una certa organizzazione proliferi solo là, mentre...!!! In ogni modo, il linguaggio di quella terra aiuta bene ad immedesimarsi nella vicenda, che ovviamente non si è svolta in Sicilia, e i nomi dei personaggi sono quindi completamente inventati, ma contengono delle piccole tracce... (e molti riferimenti ad una diffusa mentalità catto-benpensante)... in modo che forse diversi colleghi riusciranno a capire. Ma ora basta... leggi quanto segue.

 

PREMESSA

Iniziai ad insegnare nel 1990 a Palermo, con varie supplenze annuali. Svolsi il mio lavoro in svariate scuole superiori della provincia, fino al 1993 compreso, quando in agosto il Decreto Jervolino mise tutti noi precari a spasso. Non lavorai per tutto il '93-'94 e lavoricchiai nel '94-'95, grazie ai nuovi corsi di recupero istituiti da D'Onofrio, che però non davano punteggio. Allora in provveditorato andai, e mi misi a consultare tutte le graduatorie di Sicilia. Vidi che la situazione migliore era nella provincia di Ragusa, e quindi m'iscrissi nel relativo provveditorato, poiché c'era maggiore possibilità.

L'anno successivo, 1995-1996, subito mi chiamarono. Due anni al Liceo Scientifico Rosario Enna feci. Il liceo ambiente oscuro era: diversi professoroni, pieni di boria e protervia, atterrivano i ragazzi, con particolare odio verso quelli di origine continentale. Io prof un poco diverso sono: credo nei ragazzi, nel dialogo, nella simpatia, e piuttosto competente in fissica e mmatemateca sono, insegnandola con passione e coinvolgimento.


PRIMO ANNO, NESSUN INCIDENTE

Il primo anno nessun incidente si verificò: dovevano ancora conoscermi...
Nell'anno scolastico 1996-1997 ottenni al Liceo scientifico Rosario Enna sei ore di fisica in tre classi, ma con un completamento di 5 ore di matematica all'ITIS Paternò.
Sostituivo la collega La Pira al liceo, e la Prof Onorato al Paternò.
All'inizio, in tutte e due le scuole tutto sembrò filare liscio come nell'anno precedente, a parte una visita della collega La Pira in dicembre che mi disse che alcuni ragazzi della III A le avevano riferito che con me si trovavano in difficoltà a capire la fisica. Lei mi disse: "Torno a Gennaio! Speriamo non ci siano altre contestazioni!". Io dissi ai ragazzi che avrebbero dovuto parlare con me, il loro insegnante, e non con la Prof La Pira, malgrado fosse la titolare, ma tutti smentirono di avere alcun problema con me, ed anzi mi dissero che io ero il prof con cui si trovavano meglio.


UNA STRANEZZA COMPARE...

Ma nel Gennaio del 1997, al liceo di Ragusa comparve una stranezza. Infatti, mentre tutti i miei alunni ed i loro genitori erano molto contenti del mio modo d'insegnare e del mio modo di rapportarmi coi ragazzi, soltanto un ragazzo di III A, certo Carmine Scicli, iniziò periodicamente a dirmi: "Sì, prof! Ma io non sono d'accordo col suo modo d'insegnare la fisica!". Erano frasi che diceva a frequenza mensile, ed io replicavo cercando di andargli incontro, dicendo: "Spiegami in che cosa non ti trovi!", ma lui replicava: "Inutile, prof! Io non potrò mai trovarmi bene col suo insegnamento!". Lo riferii alla madre, durante le udienze, per cercare di capire meglio, ma lei mi disse di non starlo nemmeno a sentire, atteggiamento che io non condividevo. Questo alunno era particolarmente in sintonia col collega Tanuzzo La Collina, il mio tecnico di laboratorio, ed entrambi si salutavano col saluto romano. Per scherzo? Non si sa! Ma Tanuzzo di sicuro non era di sinistra. In seguito, conoscendolo meglio, capii che odiava gli albanesi che erano immigrati in Ragusa.. Ma non so fino a che punto...

 

STRANI FATTI ACCADONO!

Intanto iniziarono ad accadere strani fatti.
L'8 Marzo 1997, mentre stavo spiegando fisica in III F, alla porta bussarono. "Avanti!" io dissi. Entrò una ragazza del liceo con una rosa, di color rosa, me la diede e mi disse: "Una signora le manda questa!"

Io rimasi un poco spiazzato: "Come? Mi fanno un regalo proprio l'8 marzo? E chi sarà mai? Ovviamente i ragazzi risero, ma io feci vedere che non davo molta importanza al fatto e, un minuto dopo, ripresi la lezione con manifesta imperturbabilità.
Ma verso la fine dell'anno, il collega di matematica Salvatore Sanrosario, cominciò a salutarmi così: "Ciao, Santua!", ed era esattamente lo stesso tono sprezzante con cui in quegli anni mi salutavano diversi membri dell'associazione della "Santuzza", a cui ho appartenuto fino al 2000 (questi non mi apprezzavano perché avevano su di me molti pregiudizi, soprattutto sul fatto che, pur avendo una compagna fuori Palermo, non la invitavo mai alle riunioni, ed avevano capito (giustamente) che eravamo una "coppia sovversiva" e, ancor peggio, entrambi di estrema sinistra e anticlericali, e che io, ormai, continuavo a "pseudofrequentare" quell'associazione più per capire come la Chiesa aveva ridotto la predicazione di Cristo (ad una serie di regole e dogmi) che per convinzione mia. Inoltre, era dal 1986 che, non so per quale motivo, alcuni membri di quell'associazione mi invitavano in tutti i modi a non intraprendere la strada dell'insegnamento, con atteggiamenti assai discutibili, dicendomi praticamente che non sarei stato adatto a quel lavoro, mentre personalmente ho sempre amato moltissimo questa professione).
Inoltre, gli alunni che io e Sanrosario avevamo in comune, (poiché in III A lui insegnava matematica ed io fisica), avevano scritto sul registro di classe, nelle ore in cui dovevano frequentare il corso di recupero tenuto da me, la seguente frase: "Corso col Santua".

 

CERVELLI SATURI

Questi fatti mi lasciarono perplesso, ma non più di tanto, perché nessun ragazzo manifestamente m'aveva mai mancato di rispetto: anzi, proprio quelli del corso A mi dimostravano grande simpatia, ed erano anche scolasticamente molto in gamba.
Invece al Paternò il lunedì, nelle mie due ore di lezione nella seconda, a volte presenziava anche il tecnico d'informatica, Santo Crucillà (abitante a Ragusa ma di Mondello), ed assisteva alla mia lezione, assumendo a volte un atteggiamento da presunto esperto in materia, interrompendo a volte le mie spiegazioni per fornirne ai ragazzi "una versione - secondo lui - più semplice" (pur non essendo affatto laureato in alcuna disciplina scientifica). Verso maggio, aveva iniziato a dirmi che voci di corridoio affermavano che io spiegavo argomenti troppo difficili, ed ero didatticamente troppo severo coi ragazzi, affermando inoltre che questi terminavano le mie ore di lezione "con i cervelli saturi".
Ma nessun rappresentante di classe e nessun genitore si era mai lamentato con me: al contrario, manifestava sempre apprezzamenti positivi.

Ma un giorno venne il preside Risorto Caramuta in classe ad assistere a una mia lezione: molto autoritario era, ed anche iscritto a Forza Italia. Io però sapevo che non avevo nulla da nascondere, perché facevo il mio dovere fino in fondo: rimasi quindi glaciale e condussi la mia lezione tranquillamente. Prima di lasciarmi nuovamente con la mia classe mi disse, in tono pretestuoso e minaccioso: "Professore! Faccia i cerchi più grandi! Altrimenti i ragazzi copiano male!"

 

UN CONTINENTALE SALVATO DALLA BOCCIATURA

Arrivarono gli scrutini di fine anno, ed accaddero altri strani episodi.
Infatti, a scrutinio imminente, la mia collega della Lega Sicula Rosa Mistica la volontà di bocciare certo alunno di III F Franco Parodi manifestò, motivando la sua decisione col fatto che nella sua famiglia pesava una tara genetica, a suo dire, tipica dei continentali. Rosa disse apertamente in consiglio: "è il classico continentale figlio di continentali, e basta vedere il Parodi padre per capire il livello del Parodi figlio! Non lo voglio in quarta!". Ma io riuscii a salvarlo portando il voto di fisica da sei a sette, anche se la mossa palese fu. Inoltre Salvatore Sanrosario, in occasione dello scrutinio relativo alla III A, mi rimproverò per non avergli chiesto un parere sui voti da assegnare agli allievi - ma non solo i suoi... bensì anche quelli delle altre due classi, delle quali lui non era insegnante. Era comunque una star nel liceo, venerato e temuto come un boss mafioso, ossequiato in particolare da La Collina, che mi rincarò la dose rilevandomi la mia ipotetica "mancanza di rispetto verso un docente di ruolo da molti anni".


PER I "PARASSITI", UN FUTURO DECISO DAL CLAN

L'anno scolastico successivo, nel settembre '97, presi un incarico annuale ALL'IPSIA di Comiso, una scuola che costituiva l'ultima spiaggia per molti che avevano già tentato inutilmente altre scuole, ma non per tutti, poiché si potevano trovare anche ragazzi intelligenti e con una certa voglia di studiare. Tali ore venivano completate con altre presso l'ITCG Cannamò di Ragusa.
L'ambiente di Comiso era particolare: mi accorsi subito che i ragazzi non erano così "terribili", ma erano dei poveracci sbandati che avevano bisogno di essere aiutati e, soprattutto, salvati da un possibile triste futuro. Il rapporto con gli studenti fu quindi subito buono, improntato sul rispetto reciproco e, da parte loro, seppur accompagnata da notevole passività, vi era la consapevolezza di quanto poco sapevano, accompagnata da pochissima voglia di studiare. Ma c'erano le eccezioni, con le quali cercavo di lavorare in modo particolare, per far loro acquisire l'amore per la conoscenza e fare che, magari, in futuro, s'iscrivessero all'università.
La scuola era però diretta da "un clan mafioso", costituito da personaggi senza scrupoli, che avevano già stabilito il futuro di quei ragazzi, in accordo con le varie industrie del circondario.
è naturale che, dopo alcuni mesi, tali personaggi cominciarono a tenermi d'occhio, perché "facevo troppo assiduamente il mio dovere di insegnante", e non mi disinteressavano dei "parassiti", come loro chiamavano i ragazzi.

 

"PROF, CANTI, SEMBRA ELTON JOHN!"

Intanto, in Novembre, mi ero iscritto a un "Corso di Perfezionamento in Didattica della Matematica e della Fisica", che era tenuto dal Prof Crocifisso La Catena dell'Università di Siracusa. Partecipai alla selezione e vinsi il concorso per accedervi. Fu un corso estremamente interessante, al quale partecipavo molto volentieri, perché vi era la possibilità di discutere ad alti livelli con insigni fisici e matematici, e di trarne prezioso materiale per le lezioni future. Ma dopo le vacanze natalizie, al ritorno a scuola dovevano attendermi strane sorprese.

Lunedì 12 Gennaio, a Comiso, andai a fare una supplenza in una classe III non mia. Io dissi ai ragazzi di fare quello che volevano, a patto che non disturbassero, e mi misi a leggere il giornale. Ma a un certo punto, uno studente si avvicinò alla cattedra e mi disse: "Prof! Perché non ci canta una canzone? Sappiamo che lei sa cantare tutte le canzoni di Elton John, e gli assomiglia anche!". Io, molto tranquillamente, gli risposi: "Gli insegnanti non devono cantare in classe!", ma lui replicò: "Eppure a noi ci hanno detto che l'anno scorso, al Paternò, lei si alzava in piedi sulla cattedra, e cantava: sembrava proprio Elton John!". Io cominciai ad innervosirmi e gli minacciai una nota, e quello se ne tornò a posto in silenzio, ma con aria di sfida.
Quello studente mi fermò altre volte, insieme ad altri, dicendomi, come un disco, che io dovevo fare il cantante, e non il professore.


UNA SOMIGLIANZA NON SOLO FISICA

Soltanto a Maggio, alcuni ragazzi di quella terza mi dissero che un bidello di quella scuola, che l'anno prima era al Paternò (ed io l'avevo riconosciuto), aveva loro raccontato che il preside Caramuta mi aveva espulso da quella scuola perché io in classe mi alzavo in piedi sulla cattedra e cantavo, ed il provveditorato di Ragusa mi aveva trasferito a Comiso per punizione.
Io rimasi allibito: perché questa diffamazione? Ma il fatto più strano è che io a Ragusa non avevo mai raccontato a nessuno di saper cantare le canzoni di Elton John degli anni '70... Inoltre, nel modo di citare il musicista da parte di quel ragazzo, si capiva che si riferiva ad un'ipotetica somiglianza tra me ed il cantante non tanto fisica, ma quanto per abitudini sessuali... Non ci voleva una scienza per capirlo! E queste battute mi erano state fatte, in passato, solo in ambienti cattolici che avevo frequentato, come l'associazione della Santuzza ed il gruppo di Catanò, alludendo ad un ipotetico marchio di "mezzo uomo", perché, fino all'età di 25 anni, sembrava che, più che le donne (ma anche gli uomini...), a me piacessero i libri di tutte le specie... E se anche così fosse stato? Non ho diritto a vivere su questo pianeta come mi garba?!!!

Quel bidello fece comunque di più: nelle mie ore, cercava di vendere giornali porno ai ragazzi, bussando e chiedendo di fare uscire prima uno e poi l'altro. Ma ben presto capii il marchingegno di quel "bissinissi", e lo trattai molto male, intimandogli di non venire più a disturbarmi durante le mie lezioni. Allora i ragazzi mi dissero: "Prof! Lei è in gamba! Non merita di stare con quella gente! Lei ci vuol bene e c'insegna qualcosa!"

 

"TU VUOI TROPPO BENE AI RAGAZZI!"

Un giorno di fine Maggio tornavo da Comiso a Ragusa con la macchina della collega d'italiano Crocetta La Gifra, di Caltanissetta, della CGIL; parlando dei nostri allievi, a un certo punto mi disse, in tono sprezzante: "Santuario! Tu vuoi troppo bene ai ragazzi! Non hai ancora capito che qui dobbiamo solo pensare a pararci il culo?!"
Intanto, a Maggio stavo per concludere il corso all'università di Siracusa, e dovevo preparare una tesina sul moto dei pianeti. I docenti e i colleghi di corso non avevano però tardato a rendersi conto che io possedevo una preparazione ed una "carica fisico-matematica" tutta particolare: ad esempio, la Prof Naddì, una docente di fisica, ci aveva proposto dei problemi da risolvere; io li avevo risolti tenendo conto di tutte le forze agenti... anche della resistenza dell'aria. Ma questo complicava la relativa risoluzione, perché occorrevano le equazioni differenziali. Quando lei ci riconsegnò i problemi corretti, io avevo preso un misero sette... proprio perché, tenendo conto della resistenza dell'aria, li avevo risolti "in modo non canonico"... Allora andai dalla Naddì e le spiegai le mie motivazioni, e lei si convinse; le dissi di conseguenza: "Posso allora scrivere 10?"... e lei, un poco indispettita, mi disse di sì.
Quindi, nell'ambiente matematico siracusano, ma allargato ad un poco tutta la Sicilia sud occidentale, cominciavano a vedermi "come un pericolo pubblico", che avrebbe rischiato di fare piazza pulita di cattedre negli imminenti concorsi, e che "non ne aveva il diritto", perché "veniva dalla Sicilia Settentrionale".
Ho capito questo solo a posteriori: in quel periodo continuavo a porre tanti quesiti complicati ai docenti, che a volte non sapevano rispondermi, e tagliavano corto.


IN GITA CON LA FEBBRE PER "SALVARE LA FACCIA" DELLA SCUOLA

Ritornando all'insegnamento, l'anno successivo, a fine settembre '98, presi una cattedra multipla con ore a Ragioneria del Cannamò, di San Rosario Siculo, ore ai geometri dello stesso Cannamò, ma nella sede di Ragusa, ed ore al Liceo Scientifico Rosario Enna. Il 1998-1999 fu per me l'anno migliore tra quelli di Ragusa: trovai ottime classi da tutti i punti di vista, e con la quarta e quinta ragioneria di S. Rosario Siculo organizzai per il marzo '99 una gita a Praga. Venni "solo" un poco contestato da un genitore del Liceo Enna che mi accusò di svolgere un programma di matematica (quello del loro libro di testo) troppo moderno e avanzato, incomprensibile per i ragazzi. Ma un segnale inquietante, anche se collegato a un fatto passeggero, accadde proprio in occasione della gita a Praga.

La partenza era stata fissata per la sera di domenica 14 marzo 1999. Purtroppo, il giovedì precedente, mi svegliai con tosse e trentanove di febbre. Allora telefonai alla vicepreside Craffillà, e le esposi il problema. Dopo cinque minuti squillò il telefono: era il collega Babbucciò, che esordì così: "Cos'è questa storia che non vai in gita?" . Risposi: "Ho l'influenza, non so se riuscirò a rimettermi per domenica!". Quello replicò: "Anch'io ho l'influenza... Ma dobbiamo essere pronti tutti a scattare per salvare la faccia della scuola! Non venire e tribolerai fino alla fine dell'anno!" Avrei voluto denunciare quella "minaccia mafiosa", ma valutai che, data la mia condizione di precario, non mi sarebbe convenuto espormi troppo. In conclusione, ancora con la febbre, partii per Praga, portandomi dietro sette tipi di farmaci diversi che, per fortuna, continuarono nella loro azione, e tutto sommato mi rimisi in sesto abbastanza in fretta, potendo tutto sommato affrontare l'impegno della gita coi ragazzi senza grossi problemi.

 

ISPEZIONE AGLI ESAMI DI STATO

L'estate '99 fu "allietata" (per i precari è così...) Dalla convocazione dell'Istituto D'Arte Bernini di Ragusa per gli esami di stato (quell'anno, nella loro prima versione riformata da Berlinguer). Il commissario dal 22 giugno al 14 luglio feci, e mi trovai nel complesso molto bene. L'unico neo (ma molto esplicativo, alla luce dei fatti successivi) si verificò lunedì 28 giugno, quando, durante il colloquio di una candidata, la commissaria d'Italiano Santuzza Di Filippantonio (sorella del preside di Comiso, dove avevo insegnato) mi fece notare in malo modo che, secondo lei, usavo i ragazzi per sfoggiare la mia erudizione. Ma dal suo tono e da certe parole sembrava che per lei fosse scontato... Come se mi conoscesse "di fama". Io le risposi male, e forse con una reazione verbale spropositata. Allora il presidente di commissione Nenè Di Catania, di Ispica, mi chiese la motivazione di tale reazione così forte, ed io gli dissi che ero un poco esasperato da certi atteggiamenti di alcuni colleghi, verificatisi nel corso dei miei anni in quella provincia. L'indomani, però, stranamente, ricevemmo la visita di un'ispettrice. Di Catania disse che costituiva un fatto normale, ma stranamente questa ci chiese: "Andate tutti d'accordo, vero?" Sul momento non ci pensai, ma alla luce di quanto successe l'anno seguente, mi vengono strani dubbi che, nell'ambiente scolastico ragusano, fossi già segnalato come "eversivo". Comunque, col passare dei giorni, io e la collega Di Filippantonio ci scusammo a vicenda, e si ristabilì una certa 'armonia' nella commissione esaminatrice.

 

N'PRUFFISSURI... DI TROPPO ERA!

Leggi il seguito del racconto

Salvatore Santuario

 


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