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Quando a farti del male sono i colleghi

 


frecciaUn cuoco valido, eppure maltrattato

 

UN LAVORO TEMPORANEO DIVENTA DEFINITIVO

Ho 55 anni e sono cuoco presso un'azienda del Nord, che ha l'appalto per la mensa nell'area di Milano. Nel luglio 2010 ho ricevuto un'offerta da un'agenzia interinale, per lavorare alle loro dipendenze per 6 mesi presso un'importante mensa aziendale, nella quale ho risolto un andamento negativo. Dal 1 gennaio 2011 sono stato assunto definitivamente dall'azienda titolare dell'appalto e ho tirato un sospiro di sollievo e di soddisfazione.

 

NON SERVO NESSUNO, NON SERVO PIÙ

Ma, ahimé, da lì sono cominciati i veri problemi. L'azienda ha assunto un direttore, che per motivi di carriera si è dimostrato subito autoritario nei miei riquardi, offendendo la mia dignità. Quando mi sono difeso dicendo di non essere un suo servitore, mi ha risposto: "Ti faccio morire". Ho creduto che fosse solo una frase dovuta a un momento di arrabiatura, ma dopo due giorni sono stato trasferito in un luogo lontano dal mio domicilio, per una "scelta aziendale", con la scusa che il titolare non era contento di me e che era già tanto se continuava a farmi lavorare.

 

A 50 KM DA CASA, IL "FALLIMENTO"

Non mi resta altra scelta: svolgo il mio compito a distanza di 50 km da casa, spendendo ogni giorno circa 10 euro di autostrada, per non parlare del consumo di carburante. Purtroppo, anche nella muova sede le cose non vanno bene: mi accorgo che il cuoco titolare è schierato con il direttore e mi umilia davanti al personale di cucina, riprendendomi per cose inutili. Vivo momenti di grande emotività e ansia, con tremori nervosi, angosciato dalla paura di sbagliare. Esprimo il mio disagio al titolare, che mi convoca in sede alla presenza del direttore e mi umilia dicendo che ho fallito, e che se continuo così mi mette a lavare i piatti.

 

LE DIMISSIONI, UNICA VIA DI USCITA

Provo vergogna verso di me, ma soprattutto verso i miei familiari. Mi metto in malattia, ma presto dovrò tornare al lavoro, dove trovero astio e umiliazioni. Sono disperato, non so come uscirne fuori! E tutto questo per guadagnare soli 1130 euro al mese, senza contare le spese che non mi sono ovviamente riconosciute. Mi sono rivolto al sindacato, ma è chiaro che il datore di lavoro aspetta le dimissioni. Sono quasi sul punto di darle.

Nella mensa da cui sono stato allontanato è stata assunta una conoscente del direttore, che non ha la qualifica di cuoca! Ma per l'azienda va benissimo, peccato che i commensali non siano di questo avviso.

Enrico

 


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