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OPEN SOURCE E SOFTWARE LIBERO

Donna tech

Definizioni e concetti di base

 

Questo articolo di Enrico Alletto e' coperto da Licenza Creative Commons Attribuzione 2.5.

 

Prima di entrare nel vivo e parlare più approfonditamente del software Open Source, cioè di quei programmi gratuiti che possono essere reperiti in rete, scaricati e installati sul proprio computer legalmente, può essere opportuno presentare una breve panoramica introduttiva su alcune definizioni e alcuni concetti che sono alla base della filosofia del Software Libero.

 

Il software "libero"

Da Wikipedia: un software libero è un software rilasciato con una particolare licenza che permette a chiunque di utilizzarlo, studiarlo, modificarlo e ridistribuirlo.

Sentendo parlare di Software Libero o di software Open Source potrebbe sembrare che i due termini siano sinonimi e in realtà per molti è così.

Il software Open Source è un software che rispetta alcune convenzioni di distribuzione. Per esempio, il codice sorgente potrebbe essere disponibile a tutti, ma potrebbe esserne vietata la redistribuzione gratuita o la modifica. Viene da se che un software con questo vincolo non può essere considerato software libero, benché sia sicuramente Open Source (a sorgente aperto).

Le differenze sono cosi sottili, il più delle volte legali e comunque comprensibili spesso solo dagli "addetti ai lavori", che possono tranquillamente essere considerate trascurabili dall’utente finale.

 

Le licenze "libere"

Per poter distribuire il software sviluppato seguendo la filosofia dell’Open Source sono nati progetti e iniziative che si occupano espressamente della stesura di licenze specifiche.

Le più famose e utilizzate sono senz’atro la GPL e la BSD, ciascuna delle quali presenta pro e contro; a seconda di cosa si vuole ottenere si assegna alla propria opera l'una o l’altra licenza.

 

La licenza GPL consente ad altri di modificare e redistribuire un programma, a patto che tutti i miglioramenti apportati sino a quel momento rientrino anch’essi sotto la stessa licenza.

Alcuni sviluppatori, ma anche molte aziende, vedono questo vincolo come una restrizione difficilmente superabile.

 

La licenza BSD consente di fare ciò che meglio si crede de programma rilasciato con questa forma di copertura. Chiunque può ridistribuire anche con una licenza proprietaria e a pagamento un programma BSD modificato, anche se in origine era gratuito, impedendo ai propri acquirenti e utilizzatori di modificarlo e redistribuirlo a loro volta.

Il discorso e’ lungo e le diatribe nate e alimentate intorno a queste filosofie sono spesso accese e complesse, così come molte sono le licenze derivate da quelle appena citate.

 

Dal Progetto GNU alla nascita di un mito

GNU è un acronimo e significa GNU is Not Unix, ovvero "GNU non è Unix", per distinguerlo dal sistema operativo "chiuso", Unix appunto, usato in quegli stessi anni. Questa parola è spesso riportata quando si parla di progetti importanti che ruotano attorno al mondo dell’Open Source, come per esempio: GNU/Linux, GNU/GPL, ecc.

 

Il Progetto GNU nasce nel 1983 per iniziativa dell’informatico statunitense Richard Stallman e consiste nella creazione di un sistema operativo, il Sistema GNU appunto, libero da vincoli di diritto d’autore. Per raggiungere questo scopo all'interno del progetto partirono diverse attività per coprire ogni necessità informatica: compilatori, lettori multimediali e programmi vari.

 

Nel 2005 il cuore del sistema non era ancora stato sviluppato completamente, nonostante esistessero già programmi per l’uso quotidiano (ad esempio fogli elettronici) in grado di funzionare correttamente. In parole povere, i programmi "liberi" nati dal progetto GNU erano pronti, ma non esisteva ancora il sistema operativo, altrettanto "libero", in grado di contenerli.

 

È proprio a questo punto che, quasi dal nulla, spunta un giovane programmatore finlandese, Linus Torvalds, che scrive da zero la base di un sistema operativo tutto nuovo: il Kernel Linux, letteralmente "il nocciolo (il cuore) di Linux", grazie al quale è possibile usare il sistema GNU sino a quel momento sviluppato: Nasce cosi il sistema operativo "libero" GNU/Linux.

 

Il concetto di copyleft

L'espressione inglese copyleft, gioco di parole su copyright, individua un modello alternativo, e spesso speculare, di gestione dei diritti d'autore. Il gioco "di specchi" continua anche nella rappresentazione grafica: il copyright e’ normalmente indicato da una C contenuta in un cerchio, la stessa C, rovesciata, indica un’opera che riflette il concetto opposto.

 

Copyleft può essere un software, un opera d’arte, un documento e persino l’articolo che state leggendo in questo momento. Chi scrive, infatti, desidera condividere e divulgare liberamente le proprie conoscenze, senza però dover rinunciare alla paternità della propria opera; per fare questo assegna al proprio testo una "Creative Commons", un particolare tipo di licenza copyleft.

In pratica, se il copyright vieta la copia e la divulgazione di un’opera, evocando nozioni come "a pagamento" e "chiuso", il concetto di copyleft, nelle sue innumerevoli soluzioni e sfaccettature, è semplicemente il suo esatto contrario.

 

L’ Open Source sui sistemi Windows

Si comprende dunque che i programmi Open Source nascono per sistemi operativi dalla filosofia e dalle caratteristiche molto diversi da quelli Windows. Anzi, molti programmi sono nati espressamente per essere installati su sistemi "liberi" come GNU/Linux proprio allo scopo di offrire un’alternativa al monopolio del sistema operativo di casa Microsoft.

 

Negli ultimi anni, il successo e la diffusione di questi programmi ne ha consentito la proliferazione anche sui sistemi Windows. Conoscere, installare e utilizzare questo tipo di software partendo dal sistema che tutti abbiamo in casa, e che bene o male conosciamo, è senza dubbio un primo passo molto importante per contribuire a intaccare un monopolio e di conseguenza per provare ad abbassare i costi generali degli strumenti informatici.

 

Enrico Alletto

 


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