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Pareri legali

dell'Avv. Silvia Bardesono di Torino


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Pareri legali sui casi più frequenti:

Pareri legali sull'affido nei casi di separazione con figli minori

 

AFFIDAMENTO CONDIVISO

Io e il mio compagno ci stiamo separando e non troviamo un accordo sulla custodia dei figli. Cosa succederà?

Quando non si riesce ad addivenire a un accordo con l'altro genitore, l'unica soluzione è adire la competente autorità giudiziaria affinché si pronunci in merito, mettendo ordine alla controversia. In tale caso, il giudice dovrà procedere alla scelta del genitore presso cui i figli vivranno stabilmente, e per la sua individuazione, dovrà tenere principalmente conto:
1. dell'età dei minori; 2. della necessità di preservare allo stesso la continuità con la figura genitoriale di maggiore riferimento in termini di presenza e quotidiano accudimento; 3. dello spirito di collaborazione e disponibilità di ciascun genitore al riconoscimento dell'importanza della figura dell'altro coniuge nella vita dei figli.
Dall’ultima riforma sulla famiglia nel 2006, si tende ad assicurare al minore la possibilità di mantenere con entrambi i genitori legami il più possibile simili a quelli propri del rapporto genitori-figli nella fisiologia della convivenza familiare; la regola generale che si applica è dunque quella dell'affidamento condiviso, che il giudice dispone senza necessità di valutare quale dei due genitori sia maggiormente idoneo ad occuparsi dei figli.
Quando si parla di affidamento condiviso non si dovrebbe intendere una permanenza alternata dei figli presso l’uno e l’altro genitore (come tristemente ravvisato da alcuni), ma una gestione paritaria della potestà genitoriale che, appunto, viene esercitata da entrambi i coniugi. Si parla dunque di bigenitorialità: i genitori sono posti sullo stesso piano di responsabilità, hanno pari dignità e, di comune accordo, prendono decisioni nell'interesse della prole sulla sua educazione, istruzione e formazione, tenendo conto di desideri, capacità e inclinazioni.
Dalla straordinaria amministrazione, esercitata solo congiuntamente, va distinta l'ordinaria amministrazione, che il giudice può stabilire sia esercitata separatamente. Siamo nel campo delle decisioni riguardanti il quotidiano, che mal sopportano di essere posticipate all'incontro tra i genitori e al loro accordo. Solo in caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice.

 

Mi sto separando dalla mia compagna, che non richiede l’affido esclusivo dei nostri figli. Quando li vedrò?

La nuova legge sull'affidamento dei minori tende a privilegiare l'affido ad entrambi i genitori, detto affidamento condiviso, che non si dovrebbe intendere come una permanenza alternata dei figli presso l’uno e l’altro genitore (come tristemente ravvisato da alcuni), ma come una gestione paritaria della potestà genitoriale che, appunto, viene esercitata da entrambi i coniugi. Si parla dunque di bigenitorialità: i genitori sono posti sullo stesso piano di responsabilità, hanno pari dignità e, di comune accordo, prendono decisioni nell'interesse della prole sulla sua educazione, istruzione e formazione, tenendo conto di desideri, capacità e inclinazioni.
In questo caso, le decisioni di ordinaria amministrazione potranno essere prese anche solo da uno dei due coniugi, senza interpellare l'altro, mentre per quelle di straordinaria amministrazione sarà necessario il consenso vincolante di entrambi i genitori.
Riguardo il tempo da trascorrere con i figli, al padre, di solito, vengono accordate una o due mezze giornate alla settimana e un paio di fine settimana al mese. Gli accordi presi riguardo le condizioni di visita possono sempre essere modificati, ove si modifichino le condizioni di fatto che hanno dato origine agli accordi stessi (ad esempio, il mutamento delle condizioni economiche di un genitore, un trasferimento di residenza, il mutamento delle condizioni fisiche/ psichiche, ecc). Ciò ha lo scopo di tutelare l'interesse dei minori, che è da considerarsi prevalente su quello del mondo adulto. I vecchi accordi devono comunque essere rispettati sino alla nuova pronuncia del Giudice.
Per quanto riguarda il discorso “vacanze”, in presenza di una pronuncia del Giudice che autorizza il padre a trascorrere le ferie con il figlio, egli dovrà necessariamente comunicare alla madre l'esatta località di villeggiatura, oltre a permetterle di interagire con il bambino come e quando lei ritiene più opportuno per la serenità e il benessere del minore.
Comportamenti diversi, quali l'omessa o falsa comunicazione del luogo di vacanze, potrebbero assumere contorni di responsabilità penale.

 

AFFIDAMENTO PER DECISIONE GIUDIZIALE

Mi sto separando da un uomo con problemi di dipendenze/ violenza. Il giudice affiderà mio figlio a entrambi?

Dall’ultima riforma sulla famiglia nel 2006, si tende a privilegiare l’affido condiviso dei figli, che vengono quindi affidati ad entrambi i genitori, ma il giudice deve comunque valutare se l'affido condiviso non sia in realtà nocivo al minore, ossia contrario al suo interesse, giustamente considerato prevalente su quello del mondo adulto.
La valutazione della rispondenza all'interesse del minore dell'affido condiviso deve essere compiuta ponendo il medesimo minore al centro dell'attività istruttoria del giudicante, anche attraverso l'ascolto del minore stesso. Il giudice, in questi casi, si avvale di tutti i supporti che gli consentono un'effettiva percezione della situazione famigliare: consulenze tecniche psicologiche, opportunamente estese ad entrambi i genitori in conflitto, oltre che al minore, ma anche indagini degli operatori dei servizi sociali e quant’altro possa essere di supporto per arrivare ad una decisione giudiziale.
Intraprendere questa strada è consigliabile solo in situazioni oggettivamente gravi, quali, ad esempio, forti disturbi della personalità, dipendenze da sostanze psicotrope quali alcool e droghe, aggressività nei confronti del compagno e della prole, disinteresse totale nei confronti della stessa, violazione reiterata e ostinata degli adempimenti di mantenimento, stato detentivo collegato a violenze nei confronti del coniuge per reati famigliari. Può essere infatti estremamente doloroso per dei bambini dover subire e sopportare un iter giudiziale di questo tipo.

 

Mi sto separando da un uomo che ha in affidamento una figlia da una precedente unione. Posso chiederne l’affidamento?

Anche se suo marito è l’affidatario della figlia minorenne, lei può chiedere l'affidamento della ragazzina. In tal caso sarebbe necessario accertare tutta una serie di manchevolezze da parte del padre nei confronti della ragazzina, sia economiche che affettive, oltre che eventuali violenze fisiche, verbali e psicologiche nei suoi confronti.
A tal proposito mi preme sottolineare come, in caso di separazione giudiziale, il giudice, talvolta anche prima dell'emanazione dei provvedimenti temporanei ed urgenti, possa disporre l'audizione del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici o anche di età inferiore ove ritenuto capace di discernimento. Questo perché si ritiene che non si può ignorare l'opinione del minorenne nel caso in cui si debba decidere a quale genitore dovrà essere affidato, in quanto il minore è parte sostanziale del procedimento e portatore di interessi contrapposti rispetto a quelli dei genitori. Il minore, quindi, solo nella separazione giudiziale (non nella separazione consensuale), e solo ove ci siano contrasti rispetto all'affidamento, è chiamato a esprimere liberamente la propria opinione e a raccontare con estrema fluidità la propria vita e le proprie esperienze, e dunque, anche i suoi intendimenti con chi vorrebbe continuare a vivere.
Anche quando uno dei coniugi in fase di separazione non sia il genitore di un minore, l'opzione tra affido condiviso ed esclusivo dipende quindi ed anche dalla giudiziale verifica della rispondenza dell'uno o dell'altro all'interesse del minore, considerato sempre prevalente rispetto a quello degli adulti. La valutazione della rispondenza all'interesse del minore dell'affido condiviso dev'essere compiuta ponendo il medesimo minore al centro dell'attività istruttoria del giudicante, anche attraverso l'ascolto del minore stesso. L'audizione del minore è considerata strumento essenziale per la formazione del convincimento del giudice, ma anche strumento di attuazione del diritto del minore di esprimere liberamente la propria opinione, consentendo al giudicante di percepire, attraverso la voce del bambino, le esigenze di tutela dei suoi primari interessi. Una percezione che può seguire percorsi complessi e non limitarsi all'ascolto del minore nel corso di una udienza istruttoria. Il giudice, in questa indagine, potrà avvalersi di tutti quei supporti che gli consentono un'effettiva percezione della volontà del minore, una volontà che non sempre traspare dalle parole o dai silenzi del bambino: ci si riferisce alle consulenze tecniche psicologiche, opportunamente estese anche ai genitori in conflitto, ma anche all'attività degli operatori dei servizi sociali, sempre pronti a monitorare la situazione familiare del minore ed a costruire percorsi di sostegno indispensabili per addivenire ad una condivisione della genitorialità.

 

AFFIDAMENTO ESCLUSIVO

A seguito di abusi subiti, vorrei allontanare da casa il mio compagno e ottenere la custodia dei figli. Posso farlo?

Lei può chiedere l'allontanamento del compagno dalla casa famigliare. A fronte degli innumerevoli abusi psicologici/ fisici subiti potrebbe infatti, come extrema ratio, proporre presso il Tribunale Ordinario della città in cui vive, e tramite legale di fiducia, un ricorso ex art. 317 bis cc per affidamento dei minori. Con tale ricorso, si chiede al giudice che i minori vengano affidati in via esclusiva alla madre e che il padre possa vederli e tenerli con sé una o due volte a settimana con le modalità che si preferiscono. In via subordinata, si chiede l’affidamento condiviso dei minori a entrambi i genitori con collocamento stabile degli stessi presso la madre e modalità di visita da parte del padre come sopra detto; contestualmente si avanza richiesta di mantenimento per i figli e domanda di idonea CTU (consulenza tecnica di ufficio) al fine di valutare la personalità del Suo convivente e la sua capacità genitoriale.
Si tratta, come ho detto, di una soluzione “ultima”, nel caso in cui Lei intenda chiedere l'affidamento esclusivo dei figli. In ogni caso, qualora decidesse di separarsi di fatto dal Suo compagno, Le continuerà a godere del diritto di vivere, con la prole, presso l'attuale residenza, che rappresenta la casa familiare dei suoi figli.

Avv. Silvia Bardesono

Torino

 


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