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Pareri legali

dell'Avv. Silvia Bardesono di Torino


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Pareri legali sui casi più frequenti:

Pareri legali su casi di separazione di coniugi con figli

 

SEPARAZIONE CONSENSUALE CON FIGLI

Io e mio marito ci stiamo dividendo con una separazione consensuale. Cosa comporta per noi e per i nostri figli?

Quando i genitori sono uniti dal vincolo del matrimonio, si parla di separazione personale tra coniugi. Essa può essere giudiziale (contenziosa) o consensuale. A differenza di quella giudiziale, la separazione consensuale si fonda sull'intesa dei genitori di separarsi e recepisce un accordo raggiunto dagli stessi coniugi in una fase stragiudiziale.
L'accordo riguarderà sia tutte le questioni relative ai figli (affidamento, collocamento, regolamentazione delle visite, contributo al mantenimento, assegnazione della casa coniugale ecc.) che quelle relative ai rapporti personali e patrimoniali tra i coniugi (autorizzazione a vivere separati, eventuale contributo al mantenimento del coniuge più debole, eventuale divisione di beni comuni e arredi). I coniugi sono dunque liberi di stabilire misura e modo con cui provvedere – ciascuno per la propria parte – al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli. L'accordo, che deve comunque tener conto delle rispettive capacità economiche di ciascuna parte, e quindi prevedere una contribuzione proporzionale ai rispettivi redditi, dev’essere poi sottoposto al vaglio del giudice, che ne verifica la rispondenza all' interesse del minore.
I coniugi possono rivolgersi a un solo legale o prenderne uno ciascuno. La seconda soluzione è preferibile in caso di alta conflittualità: le comunicazioni tra professionisti sono, ovviamente, scevre da tutta quella parte emotiva che i coniugi sentono ed è più facile comunicare e far valere le ragioni del cliente, avendo sempre e comunque, come obiettivo, quello della tutela e della salvaguardia dei figli della coppia.
L'iter per arrivare a un accordo può essere lungo e tortuoso anche nella separazione consensuale; varia infatti a seconda della complessità sia dei rapporti personali tra i coniugi e con i figli, sia delle questioni economiche e/o patrimoniali da considerare. Si va dalle situazioni in cui i coniugi trovano da soli una soluzione a quelle, più frequenti, in cui si rendono necessarie lunghe trattative tra i rispettivi legali e può essere richiesta la collaborazione di mediatori familiari, allo scopo di migliorare le comunicazioni e le relazioni tra i genitori e di favorire una loro migliore gestione degli interessi dei figli. In ogni caso, la posizione dei coniugi sarà sempre paritaria, potendo ciascuno formulare le proposte che più ritiene consone ai figli, così come accettarle o rifiutarle se non ne è convinto, senza obblighi di nessun tipo e nell'assoluta libertà di scelta. L'accordo dovrà avere caratteristiche che consentano di reggere con il tempo e presuppone una trattativa fondata sull'analisi delle varie esigenze e dei vari interessi, finalizzata a dare un nuovo assetto alle relazioni della famiglia disgregata.
Condizioni della separazione non sono soltanto quelle regole di condotta destinate a scandire il ritmo delle reciproche relazioni per il periodo successivo alla separazione (o al divorzio), ma possono essere anche tutte quelle pattuizioni alla cui conclusione i coniugi intendono comunque ancorare la loro disponibilità per una definizione consensuale della crisi coniugale; tra queste ultime non può non rientrare l'assetto, il più possibile definitivo, dei propri rapporti economici, con la liquidazione di tutte le pendenze ancora eventualmente in atto.
L'ammissibilità delle pattuizioni tra i coniugi in crisi trova il suo principale fondamento nella generale affermazione del principio di autonomia privata (o negoziale). L'accordo di separazione è atto unitario ed essenzialmente negoziale, soggetto a controllo ma innanzitutto espressione della capacità dei coniugi di autodeterminarsi responsabilmente, tanto che in dottrina si è indicata la separazione consensuale come uno dei momenti di più significativa emersione della negozialità nel diritto di famiglia.
Una volta raggiunto l'accordo il procedimento è veloce, in quanto consta di una sola udienza dinanzi al presidente del Tribunale del luogo ove la famiglia ha la residenza.
Il Tribunale non può rifiutare l'omologazione entrando nel merito della decisione assunta dai coniugi, essendo sottratto il potere di valutazione delle ragioni che li hanno portati alla manifestazione della volontà di separarsi. L'omologazione può tuttavia essere rifiutata se i coniugi non adottino adeguate soluzioni riguardo all'affidamento e al mantenimento dei figli. Solo l'interesse di questi giustifica il sindacato del giudice, che può sfociare nella richiesta di modifiche dell'accordo dei coniugi in contrasto con essi.
Anche nel caso di separazione della coppia di fatto i genitori possono addivenire a un accordo consensuale che regolamenti l'affidamento dei figli, il loro collocamento, i rapporti tra genitori e i figli, il contributo al loro mantenimento, l'assegnazione della casa familiare. Detto accordo viene trasposto in un ricorso congiunto che il Tribunale, previa verifica, ratifica recependolo in un proprio decreto. Questo decreto è il titolo formale che sancisce gli impegni assunti e può essere munito di formula esecutiva per farli valere in via forzata in caso di mancato rispetto (ad es. mancato rispetto dell’obbligo di mantenimento). È importante sottolineare come gli accordi possono essere sempre modificati, ove si modifichino le condizioni di fatto che hanno dato origine agli accordi stessi (es. mutamento delle condizioni economiche di un genitore, trasferimento di residenza, mutamento delle condizioni fisiche-psichiche, ecc.).

 

Chi deve provvedere, e in che misura, al mantenimento dei figli minori dopo la separazione consensuale?

La legge sull'affido condiviso lascia la determinazione all'accordo dei due ex coniugi. Essi sono liberi di stabilire misura e modo con cui provvedere – ciascuno per la propria parte – al mantenimento, alla cura, istruzione ed educazione dei figli. L'accordo, che deve comunque tenere conto delle rispettive capacità economiche dei due – e quindi prevedere una contribuzione proporzionale ai rispettivi redditi – deve essere poi sottoposto al vaglio del giudice che ne verifica la rispondenza all' interesse del minore.

 

SEPARAZIONE GIUDIZIALE CON FIGLI

Mi sto dividendo da mio marito con una separazione giudiziale. Cosa comporta per noi e per i nostri figli?

Quando i genitori sono uniti dal vincolo del matrimonio, si parla di separazione personale tra coniugi. Essa può essere giudiziale (contenziosa) o consensuale. Alla separazione giudiziale si fa ricorso nel caso in cui non vi sia accordo tra i coniugi e non può pertanto addivenirsi ad una separazione consensuale. Essa consta di un iter processuale molto più articolato, più lungo (ha una durata media di tre anni, se non di più), più doloroso ed anche più oneroso. C’è inoltre da considerare che i figli si trovano per anni in mezzo a una battaglia legale e umana di cui purtroppo, molto spesso, sono i primi a patire le conseguenze.
Il procedimento di separazione giudiziale, diversamente da quello di separazione consensuale, ha inizio con un ricorso depositato in Tribunale da uno dei due coniugi. Nel ricorso vengono indicati i fatti essenziali e i motivi di diritto su cui si fondano le domande rivolte al giudice e si allega tutta la documentazione necessaria e utile a illustrare al meglio la situazione. Questo vuol dire che all'interno della narrazione è necessario segnalare gli episodi, le cause e gli elementi che hanno portato alla decisione di addivenire a una separazione (tutti argomenti che verranno sviluppati e analizzati nel corso del procedimento).
Il Tribunale fissa quindi la cd. udienza presidenziale (ovvero davanti al Presidente del Tribunale) e assegna al soggetto che ha depositato il ricorso un termine per notificare all'altro coniuge, tramite l'Ufficiale Giudiziario, il ricorso e il decreto che fissa l'udienza. Con la notifica il coniuge viene a conoscenza delle richieste del coniuge che ha depositato il ricorso e della data dell'udienza; dovrà quindi nominare un difensore per predisporre una memoria difensiva e depositarla in Tribunale, nei termini indicati dal giudice.
Il primo obiettivo del giudice sarà quello di tentare di ricondurre la separazione da giudiziale a consensuale. All'udienza presidenziale i coniugi devono comparire personalmente, assistiti dall'avvocato, dinanzi al Presidente del Tribunale il quale tenta la conciliazione: ascolta, cioè, i coniugi in presenza dei loro difensori (talvolta separatamente, talvolta tutti e quattro insieme) e verifica la possibilità e la disponibilità a raggiungere un accordo di separazione consensuale. Se ciò risulta possibile, la separazione si trasforma da contenziosa a consensuale, direttamente nella stessa udienza o, più spesso, in una successiva, poiché può essere necessario del tempo per precisare e/o formalizzare meglio l'accordo raggiunto. Va detto che tale trasformazione può avvenire anche in una qualsiasi fase successiva del processo.
Se non si riesce a raggiungere l'accordo, il Presidente pronuncia i provvedimenti presidenziali urgenti e sommari con riguardo alle questioni fondamentali della separazione, ovvero autorizza i coniugi a vivere separati e decide:
• sull'affidamento dei figli,
• sul loro collocamento (cioè sulla loro residenza con l'uno o con l'altro genitore),
• sulla regolamentazione dei rapporti tra i genitori e figli (specificando i tempi di visita),
• sul contributo al loro mantenimento,
• sull'assegnazione della casa coniugale,
• sull'eventuale contributo al mantenimento da parte di uno dei due coniugi a favore dell'altro, economicamente più debole.
Si tratta di provvedimenti provvisori, ovvero sempre modificabili, sia nel corso del processo che al termine, con la pronuncia della sentenza; sono provvedimenti cd. coercibili: possono cioè rappresentare titolo esecutivo da far valere in caso di inosservanza del coniuge agli obblighi stabiliti dal giudice. Sono provvedimenti reclamabili in Corte d'Appello.
Se i coniugi non raggiungono un accordo, il giudizio prosegue dinanzi al Giudice Istruttore con l’apertura di una vera e propria fase istruttoria, che comporta la presentazione di diverse memorie scritte difensive da parte dei legali, produzione di documenti, assunzione di testimoni, eventuali consulenze tecniche d'ufficio, indagini dei servizi sociali, indagini della Guardia di Finanza e della Polizia Tributaria, accertamenti bancari ed eventuale ascolto dei figli minori.
Il giudice, infatti, talvolta anche prima di emanare dei provvedimenti temporanei ed urgenti, può disporre l'audizione del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici o anche di età inferiore, ove ritenuto capace di discernimento. Questo perché si ritiene che non si possa ignorare l'opinione del minorenne nel caso in cui si debba decidere a quale genitore dovrà essere affidato, in quanto il minore è parte sostanziale del procedimento e portatore di interessi contrapposti rispetto a quelli dei genitori. Il minore, quindi, nella separazione giudiziale (non nella consensuale), e solo ove sussistano contrasti rispetto all'affidamento, è chiamato a esprimere liberamente la propria opinione e a raccontare con estrema fluidità la propria vita e le proprie esperienze, dunque anche i suoi intendimenti circa il genitore con cui vorrebbe continuare a vivere.
L'audizione del minore è considerata strumento essenziale per la formazione del convincimento del giudice, ma anche strumento di attuazione del diritto del minore di esprimere liberamente la propria opinione, consentendo al giudicante di percepire, attraverso la voce del bambino, le esigenze di tutela dei suoi primari interessi. Il giudice, in questa indagine, potrà avvalersi di tutti i supporti che gli consentono un'effettiva percezione della volontà del minore.

 

Chi deve provvedere, e in che misura, al mantenimento dei figli minori dopo la separazione giudiziale?

Nell'ipotesi in cui i due genitori non abbiano trovato un accordo, la misura e il modo con cui essi dovranno provvedere al mantenimento della prole viene stabilita dal giudice stesso, che stabilirà la corresponsione di un assegno periodico di mantenimento, tenendo conto delle rispettive risorse economiche dei genitori.
Nel compiere tale attività, sempre nel caso di mancato accordo tra i due ex, il magistrato dovrà seguire i seguenti criteri :
1. le esigenze del figlio;
2. il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori;
3. i tempi di permanenza presso ciascun genitore;
4. le risorse economiche di entrambi i genitori;
5. la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.
Oggi dunque la legge impone il dovere di contribuire alle esigenze dei figli ad entrambi i genitori in proporzione al proprio reddito. Questi debbono provvedervi non solo con le rispettive sostanze ma anche con la capacità di lavoro, professionale o casalingo. Non può il genitore sottrarsi a tale obbligo adducendo il proprio stato di disoccupazione o la difficoltà a trovare mansioni idonee alla propria formazione o qualifica professionale. Ciascun genitore è tenuto a procurarsi, tramite la ricerca di un lavoro adeguato, fonti economiche tali da consentirgli di assolvere al proprio dovere di mantenimento del figlio. Un onere economico quest’ultimo che non risponde solo a un obbligo alimentare, ma si estende all’ambito scolastico, abitativo, sanitario e sociale e che soprattutto non viene meno neanche qualora uno dei due ex coniugi abbia un reddito particolarmente basso.
Il dovere di mantenimento sussiste anche nel caso di figli maggiorenni non ancora economicamente autosufficienti, sussistendo la necessità di garantire ai figli maggiorenni la certezza del mantenimento sino a quando non raggiungeranno l'indipendenza economica, sia come obbligo derivante dalla procreazione, sia per lo sfondo solidaristico che è proprio della famiglia, intesa quale unità fondamentale dell'organizzazione sociale. Non sarebbe infatti conforme con i fondamentali principi dell'ordinamento sollevare il genitore dall'obbligo di mantenimento, quando il figlio abbia raggiunto la maggiore età.

 

MEDIAZIONE FAMILIARE

Vivo una situazione di conflitto con il mio compagno/ coniuge ma non ho ancora intrapreso la separazione…

Potrebbe avvalersi del supporto di un mediatore familiare, che non è uno psicologo né un avvocato ma una figura professionale molto valida che potrebbe costituire una ottima alternativa alle vie legali, dal momento che il suo ruolo fondamentale è proprio quello di aiutare e sostenere coppie o ex coppie in difficoltà a gestire momenti di conflittualità più o meno elevata.

 

PATROCINIO LEGALE GRATUITO

Desidero separarmi da mio marito, ma non posso permettermi un avvocato. Come fare?

Nella sua vicenda separatizia, le occorre essere affiancata da un avvocato specializzato in diritto di famiglia.
Se non conosce un avvocato che possa rappresentarla, Le consiglio di recarsi nel Tribunale della Sua città e chiedere presso il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati l'elenco degli avvocati iscritti al gratuito patrocinio e tra questi quali praticano il diritto di famiglia. Chi si trova in difficoltà economiche, o abbia un reddito personale annuo inferiore a euro 9.296,22, ha infatti diritto al gratuito patrocinio, ovvero a farsi assistere senza alcuna spesa.
Potrebbe eventualmente provare a contattare le associazioni a difesa delle donne della Sua città: vi sono legali e operatori molto validi che vi collaborano.

Avv. Silvia Bardesono

Torino

 


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