CONSULENZE

LEGALI

LA POSTA DI SILVIA

La posta di Angel

Pareri legali

dell'Avv. Silvia Bardesono di Torino


spirale Tutti i pareri spirale

Pareri legali sui casi più frequenti:

Pareri legali su casi di separazione di coppie di fatto con figli

 

TUTELA DEI FIGLI NATURALI

Mi sto separando dal mio compagno, da cui ho avuto dei figli, ancora minorenni. Verranno tutelati dalla Legge?

Il fatto che una coppia convivente non sia unita dal vincolo del matrimonio non ha nessuna ripercussione negativa sulla prole: quando sono presenti dei figli minori, le regole e le tutele che la legge offre nei confronti dei figli trovano analoga applicazione sia nella separazione dei coniugi sia nella separazione della coppia di fatto.
Infatti, la Legge n. 219 del 10/12/2012, pubblicata in Gazzetta ufficiale il 17/12/2012 ed entrata in vigore il 1° gennaio 2013, ha eliminato qualsiasi forma discriminatoria tra i figli legittimi, ossia nati all'interno di un matrimonio, e i figli naturali, ossia nati fuori dal matrimonio. Questa legge ha stabilito la competenza del Tribunale Ordinario (mentre prima era competente il Tribunale dei minori) anche per la separazione delle coppie di fatto che hanno figli e intendono tutelare i rapporti di questi con entrambi i genitori, dando così l'avvio ad una serie di modifiche e di abrogazioni di diversi articoli del codice civile che ormai non avevano più ragione d'essere in relazione al mutato contesto socio-culturale e soprattutto discriminavano i figli cosiddetti naturali rispetto a quelli “legittimi”, utilizzando una terminologia vigente fino a poco tempo fa.
Le coppie di fatto, quindi, che hanno figli e vogliono regolamentare e tutelare i rapporti con questi possono ricorrere al giudice. Nei casi di convivenza, però, l'intervento del giudice è eventuale e limitato alla sola presenza dei figli e non anche alle questioni di carattere economico e patrimoniale, dal momento che l'unione della coppia si scioglie in maniera autonoma e libera.


COLLOCAZIONE DEI MINORI

In fase di separazione, i nostri figli sono stati affidati a entrambi i genitori. In quale casa risiederanno?

La collocazione della prole presso l'uno o l'altro genitore rappresenta il mero riflesso di una esigenza pratica discendente dalla separazione dei due genitori. In assenza di un accordo tra i genitori, sarà il giudice a dover procedere alla scelta del genitore presso cui i figli vivranno stabilmente, e per la sua individuazione, dovrà tenere principalmente conto:
1. dell'età dei minori; 2. della necessità di preservare allo stesso la continuità con la figura genitoriale di maggiore riferimento in termini di presenza e quotidiano accudimento; 3. dello spirito di collaborazione e disponibilità di ciascun genitore al riconoscimento dell'importanza della figura dell'altro coniuge nella vita dei figli.
L'individuazione del genitore collocatario nella prassi coincide, nella maggior parte dei casi, con l'individuazione del genitore assegnatario della casa coniugale.
Si tende quindi a stabilire la conservazione, da parte della prole, dell'habitat domestico, inteso come centro degli affetti, degli interessi e delle consuetudini in cui si esprime e si articola la vita familiare, soddisfacendo in tal modo l'esigenza di evitare ai figli minorenni l'ulteriore trauma di un allontanamento dall'abituale ambiente di vita e di aggregazione dei sentimenti. Un figlio minore non verrà mai sradicato dal luogo in cui è cresciuto e in cui vive.
In vista della realizzazione di tale interesse, il giudice dovrà quindi decidere dell'assegnazione della casa familiare coerentemente con le determinazioni assunte circa i tempi e le modalità della presenza dei figli presso ciascun genitore. In via di principio, la scelta dovrebbe privilegiare il genitore con il quale i figli vivono prevalentemente. Nell'ipotesi in cui i tempi della presenza dei figli presso ciascun genitore dovessero risultare tendenzialmente uguali, la dottrina ha proposto, quali soluzioni, quella di privilegiare il genitore economicamente più debole.


ASSEGNAZIONE DELLA CASA FAMILIARE

Mi sto separando dal mio compagno, proprietario della casa in cui vivo con i nostri figli. Dovremo andare via?

Una delle maggiori tutele che la Legge predispone nei confronti dei figli minori riguarda l'abitazione della casa familiare. In altre parole, l'assegnazione della stessa abitazione viene effettuata sempre a tutela dei figli e del loro interesse a non subire il trauma dell'allontanamento dall'immobile ove si è svolta la loro esistenza fino al momento della separazione tra i genitori.
Le ragioni alla base di questa eventuale decisione sono da ricercarsi principalmente negli studi e nelle ricerche di matrice psicologica a tutela dei minori in ordine al significato e al valore della casa per i figli nell'ambito delle vicende separatizie.
Nel momento in cui la crisi tra i genitori destabilizza i figli appare indispensabile non modificare completamente tutta la loro vita. Proprio per questo motivo occorre mantenere ai figli la casa in quanto il trasferimento in altro luogo potrebbe accrescere angosce di perdita e di vuoto, già innescate dal trauma della separazione genitoriale.
La casa, intesa come spazio vissuto, rappresenta, soprattutto per i figli nelle vicende separatizie, il conosciuto contrapposto all'ignoto, il massimo della sicurezza spaziale, significa appartenenza, è il luogo posseduto dove i figli si strutturano e si riconoscono come esseri umani: in sintesi, il senso fondamentale di casa fa parte del substrato dell'identità stessa dei figli.
Pertanto, un figlio minore non verrà mai sradicato dal luogo in cui è cresciuto e in cui vive. E, fatti salvi i casi di gravissimi disturbi personali o dipendenze da sostanze stupefacenti, la casa familiare, soprattutto in presenza di figli minori, viene assegnata di regola alla madre. Non pare inoltre ammissibile, almeno in dottrina, l'assegnazione della casa familiare ai figli, con permanenza alternata dei genitori.
L'assegnazione della casa coniugale costituisce un istituto tipico del diritto di famiglia, non inquadrabile in alcuno dei diritti di godimento previsti dall'ordinamento: non è quindi un diritto reale, così come non è un diritto personale di godimento di fonte contrattuale (locazione o comodato). La sua funzione è unicamente quella di regolamentare l'uso dell'immobile tra due soggetti nel caso in cui essi abbiano avuto figli e abbiano convissuto con essi in una casa comune, siano essi coniugi, ex coniugi o ex conviventi more uxorio.
E ciò a prescindere dal diritto sottostante in virtù del quale essi lo occupavano durante la convivenza, diritto che non subisce modificazioni a seguito della assegnazione, sia che la proprietà spetti a uno solo, sia che spetti a entrambi, sia che il mutuo sia a carico del compagno e di un'altra persona. Dunque, il Suo compagno non ha diritto a pretendere il Suo allontanamento dalla casa dove attualmente vive, anche se lui ne è il solo proprietario.


PERDITA DELLA CASA FAMILIARE

Per gravi abusi del mio ex compagno, ho dovuto lasciare la casa in cui abitavo con i figli…

Lei è stata costretta ad andarsene dalla casa familiare. In altre parole, non è stata una decisione presa di Sua volontà o con leggerezza; piuttosto, oserei dire che si sia sentita quasi obbligata e nella necessità di trovare una nuova abitazione a seguito del verificarsi di tutta una serie di episodi gravi e di difficile sopportazione riguardanti la quotidianità Sua e dei Suoi figli.
Ritengo che, proprio per questi motivi, Lei possa chiedere al Suo ex convivente di contribuire economicamente alle spese di affitto e sostentamento nella nuova abitazione. Non ravvedo il motivo per cui Lei e i Suoi figli dobbiate rimetterci quando (tra le altre cose) l'assegnazione della casa familiare ha anche un valore economico a tutto vantaggio di chi ne beneficia e di cui in questo caso Lei non ne godrebbe più.
A ragione di quanto detto, aggiungo che il nuovo art. 155 quater del codice civile tiene in considerazione il valore economico della perdita dell'uso della casa familiare da parte del suo proprietario (com'era stato da parte del Suo ex compagno nel momento in cui la casa di sua proprietà era stata assegnata a Lei), disponendo che dell'assegnazione il giudice tenga conto nella regolamentazione dei rapporti economici, considerato il titolo di proprietà. Pertanto, e dal momento che Lei non beneficia più della casa familiare, Le consiglio, ripeto, di avanzare una richiesta di contributo economico a carico del Suo ex compagno per aiutarLa a fronteggiare le difficoltà, recenti e sopraggiunte, di cui si è già fatta carico e continuerà a farsi carico immettendosi in nuova collocazione abitativa.
In seguito ad accordi con il mio ex compagno, ho deciso di lasciare la casa in cui abitavo con i figli…
Per quanto riguarda la perdita dell'uso della casa familiare dopo la fine della Sua convivenza, mi sembra di capire che Lei non sia stata costretta ad andarsene, ma abbia cambiato domicilio in seguito ad accordi presi pacificamente con l’ex convivente. Il nuovo art. 155 quater del codice civile tiene in considerazione il valore economico della perdita dell'uso della casa familiare da parte del suo proprietario (il suo ex compagno?), disponendo che dell'assegnazione il giudice tenga conto nella regolamentazione dei rapporti economici, considerato il titolo di proprietà. Pertanto, dal momento che Lei non beneficia più della casa familiare, potrebbe avanzare una richiesta di contributo economico a carico del Suo ex compagno per aiutarLa a fronteggiare le difficoltà, recenti e sopraggiunte, di cui si è già fatta carico e continuerà a farsi carico immettendosi in nuova collocazione abitativa.


MANTENIMENTO DEI FIGLI

Chi deve provvedere, e in che misura, al mantenimento dei figli minori dopo la separazione della coppia?

La legge sull'affido condiviso lascia la determinazione sul mantenimento dei figli all'accordo dei due ex coniugi. Essi sono liberi di stabilire misura e modo con cui provvedere – ciascuno per la propria parte – al mantenimento, alla cura, istruzione ed educazione dei figli. L'accordo, che deve comunque tenere conto delle rispettive capacità economiche dei due – e quindi prevedere una contribuzione proporzionale ai rispettivi redditi – deve essere poi sottoposto al vaglio del giudice che ne verifica la rispondenza all' interesse del minore.
Solo nell'ipotesi in cui i due genitori non abbiano trovato l'accordo, la misura e il modo con cui essi dovranno provvedere al mantenimento della prole viene stabilita dal giudice stesso, che stabilirà la corresponsione di un assegno periodico di mantenimento, sempre tenendo conto delle rispettive risorse economiche dei genitori.
Nel compiere tale attività, sempre nel caso di mancato accordo tra i due ex, il magistrato dovrà seguire i seguenti criteri :
1. le esigenze del figlio;
2. il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori;
3. i tempi di permanenza presso ciascun genitore;
4. le risorse economiche di entrambi i genitori;
5. la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.
Oggi dunque la legge impone il dovere di contribuire alle esigenze dei figli ad entrambi i genitori in proporzione al proprio reddito. Questi debbono provvedervi non solo con le rispettive sostanze ma anche con la capacità di lavoro, professionale o casalingo.
Non può il genitore sottrarsi a tale obbligo adducendo il proprio stato di disoccupazione o la difficoltà a trovare mansioni idonee alla propria formazione o qualifica professionale. Ciascun genitore è tenuto a procurarsi, tramite la ricerca di un lavoro adeguato, fonti economiche tali da consentirgli di assolvere al proprio dovere di mantenimento del figlio. Un onere economico quest’ultimo che non risponde solo ad un obbligo alimentare, ma si estende anche all’ambito scolastico, abitativo, sanitario e sociale e che soprattutto non viene meno neanche qualora uno dei due ex coniugi abbia un reddito particolarmente basso.
Il dovere di mantenimento sussiste anche nel caso di figli maggiorenni non ancora economicamente autosufficienti, sussistendo la necessità di garantire ai figli maggiorenni la certezza del mantenimento sino a quando non raggiungeranno l'indipendenza economica, sia come obbligo derivante dalla procreazione, sia per lo sfondo solidaristico che è proprio della famiglia, intesa quale unità fondamentale dell'organizzazione sociale. Non sarebbe infatti conforme con i fondamentali principi dell'ordinamento sollevare il genitore dall'obbligo di mantenimento, quando il figlio abbia raggiunto la maggiore età.

 

SOTTRAZIONE DI MINORE

Il mio ex, da cui mi sto separando, minaccia di portarmi via i figli. Può davvero farlo?

È ormai assodato - per prassi giurisprudenziale - che la prole, soprattutto quando è in così tenera età, venga affidata alla madre a cui viene, al contempo, assegnata anche la casa coniugale (si parla di una percentuale altissima, pari al 98-99% a favore della madre). Qualora il padre sottraesse i figli senza alcuna autorizzazione, incorrerebbe nel reato di sottrazione di minorenne, di cui all'art. 574 c.p. che disciplina, appunto, il comportamento di colui che sottrae il minore alla vigilanza dell'altro genitore, così da impedirgli l'esercizio della funzione educativa e i poteri inerenti all'affidamento, rendendogli impossibile l'ufficio che gli è stato conferito dall'ordinamento nell'interesse del minore stesso e della società. Il delitto di sottrazione di minore è plurioffensivo, in quanto lede non soltanto il diritto di chi esercita la potestà del genitore, ma anche quello del figlio a vivere nell'habitat naturale, con la conseguenza che per integrare il delitto contestato è necessario che l'agente prenda con sé il figlio, contro la volontà dell'altro genitore, per un periodo di tempo rilevante, tanto da impedire all'altro genitore di esplicare la propria potestà e sottrarre il bambino dal luogo di abituale dimora.

 

MODIFICA DEGLI ACCORDI SUI FIGLI

I miei figli, affidati a me e al padre, da cui sono separata, sono a disagio con la sua nuova compagna…

Lei esprime il disagio subito dai Suoi figli nel dover condividere la propria quotidianità, i propri spazi, (anche, probabilmente, il tempo con il proprio padre), con una terza persona che non è loro gradita − essendo, presumibilmente, entrata a far parte delle loro vite a seguito della pronuncia del Giudice.
Posso rassicurarLa che, benché il Giudice ebbe modo di stabilire, dopo aver conferito con gli stessi ragazzini, che questi trascorressero due giorni con la mamma e due giorni con il padre, e i fine settimana alternati presso l'uno o l'altro genitore, detti accordi, nonché le statuizioni prese in sede di separazione della coppia di fatto, possono essere sempre modificati nel tempo. Nulla Le vieta, pertanto, che ove si modifichino le condizioni di fatto che hanno dato origine agli accordi (es. mutamento delle condizioni economiche di un genitore, trasferimento di residenza, mutamento delle condizioni fisiche-psichiche dei figli, ecc ecc...), Lei possa proporre una richiesta di revisione dei medesimi accordi, se fatto, ma è implicito, nell'interesse dei minori.
Perché è vero che è lo stesso codice civile ad affermare il principio secondo cui i figli hanno diritto ad un rapporto equilibrato e continuativo con i due genitori e rapporti significativi con i nonni e i parenti di ciascun ramo genitoriale, ma è altrettanto vero che, qualora vi siano contrasti su questioni di particolare importanza, come possono essere per l'appunto la serenità e l'equilibrio dei figli, ciascun genitore può ricorrere al giudice indicando le motivazioni di fatto a sostegno di una richiesta di revoca delle disposizioni precedentemente emanate, e auspicando la pronuncia da parte del giudice delle determinazioni che ritiene più idonee e utili nel loro interesse.
Il giudice, a quel punto, convocherà i genitori e disporrà nuovamente l'audizione dei figli minori, che saranno chiamati ad esprimere liberamente la propria opinione e a raccontare con serenità la propria vita, le proprie vicende personali e i propri dissidi interiori. Si tende infatti sempre più a non ignorare le preferenze personali dei minorenni nel caso in cui si debba decidere su questioni che li riguardano direttamente, in quanto l'interesse dei figli deve essere sempre considerato superiore a quello del mondo adulto.
Il giudice non può impedire al padre di frequentare una nuova compagna e di rifarsi una vita affettiva, ma è altrettanto certo che se i ragazzini mal sopportano la persona in questione, tanto da patire e provare sofferenza, questa circostanza merita di essere posta all'attenzione del giudice. E ciò, sino al raggiungimento della maggiore età.

 

Avv. Silvia Bardesono

Torino

 


Leggi le consulenze e i pareri legali dell'Avv. Silvia Bardesono per noi.


Vai alla Homepage di Chiara's Angels

Vai alla sezione "la posta di Angel"

Vai all'indice di "la posta di Silvia"

Stampa questa pagina

 

Valid HTML 4.01 TransitionalValid CSS