Marianna De Micheli

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Marianna De Micheli

Intervista di Chiara Santoianni

 


MARIANNA DE MICHELI: NON SOLO SOAP

QUESTO ARTICOLO È STATO PUBBLICATO PER LA PRIMA VOLTA SU DOL'S IL 30.10.2010

 

Il grande pubblico la conosce soprattutto per la sua interpretazione di Carol Grimani in "Centovetrine". Ma Marianna De Micheli è molto più che un'attrice di soap opera.

 

A dieci anni, quando le bambine si limitano a sognare di fare la ballerina, la modella, l'attrice, Marianna De Micheli aveva già posto le basi per il suo futuro nel mondo dello spettacolo, iscrivendosi a un corso di recitazione. A diciott'anni il suo esordio professionale, alla Scuola d'Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano.
Oggi, raggiunto il successo, Marianna De Micheli ha molti premi al suo attivo: nel 2003 le è stata consegnata la Giara d’argento come migliore attrice esordiente; nel 2007 la Grolla d’oro come migliore attrice di soap; nel 2008 il premio Napoli Cultural Classic come migliore attrice per «Centovetrine»; nel 2009, la Giara d’argento come miglior conferma.
Marianna De Micheli, però, non è solo un'attrice di soap opera.
In questa intervista, le abbiamo chiesto di svelare la sua personalità a tutto tondo.

 

La vocazione dell'artista, a giudicare dal tuo curriculum, ce l’hai da sempre. La tua famiglia ha sempre sostenuto la tua scelta, o hai dovuto lottare per portarla avanti?

 

Non ho dovuto lottare certo con la mia famiglia: loro mi hanno sempre detto, a fatti e a parole, che se davvero volevo fare l'attrice era giusto che cercassi di intraprendere questa strada; fin da bambina, non mi hanno mai assolutamente ostacolato.

 

A che età hai deciso di intraprendere la carriera artistica?

 

Dal mio giorno di nascita, praticamente! Non l'ho deciso in un momento in particolare, per quel che ricordo ho sempre voluto fare soltanto l'attrice. Il mio primo spettacolo, invece, ha una data: è stato quando avevo 17 anni.

 

Difficoltà lungo il percorso?

 

Più che altro quelle che abbiamo tutti quando scegliamo un lavoro... Il mondo lavorativo non è mai facile.

 

Hai recitato Arthur Miller, Pirandello, Giorgio Albertazzi, Molière, Shakespeare, Omero… E, nel corso della tua lunga carriera teatrale, hai interpretato tantissimi personaggi. Ce n'è qualcuno in cui ti sei immedesimata particolarmente?

 

Sì: Estelle in “A porte chiuse” di Sartre, un personaggio in realtà piuttosto negativo (i protagonisti del dramma sono un uomo e due donne, rinchiusi in una stanza all'Inferno). Avevo vent'anni, avevamo fatto sei mesi di prove e quella è stata l'unica volta mi sono veramente identificata in un ruolo. Con il tempo, ho imparato a far sì che non succeda più.

 

Hai avuto anche un’esperienza nel cinema, con il regista Florestano Vancini. Qual è il tuo regista cult?

 

Buñuel, ma è morto…! Chiunque mi faccia lavorare è il mio regista preferito.

 

La tua vocazione artistica non si esaurisce tra cinema, cortometraggi e fiction. Come poetessa, hai vinto numerosi premi: menzioni speciali al premio Pablo Neruda nel 2001 e al Premio di poesia di Montepulciano nel 2002; la medaglia del Presidente della Repubblica al premio “Coluccio Salutati” nel 2008. Nel 2003 hai anche collaborato alla pagina di poesia della rivista “Specchio” de “La Stampa”. Come si concilia la vena poetica intimista con il personaggio pubblico?

 

Non mi sento per niente un personaggio pubblico. Non faccio una vita mondana, ma in ogni caso trovo che le due cose non debbano essere in contrasto.

 

Sei anche ballerina di tango argentino. È stato un completamento della tua personalità artistica, o una passione che avresti comunque coltivato?

 

È stato un caso! Durante lo spettacolo di Sartre, il mio personaggio doveva ballare un tango; il regista chiamò per l'occasione un insegnante, con cui tra l'altro poi mi fidanzai…! La mia grande passione per il tango è cominciata da lì, ma l’ho coltivata anche in seguito: dall'età di vent'anni non ho più smesso di ballare. Con il mio fidanzato avevamo anche dato lezioni di tango, perché, ballando tutti i giorni, eravamo diventati davvero bravi.

 

Parli correntemente il francese, ma anche il thailandese. Il tuo interesse per questa lingua orientale è collegato alla tua passione per i viaggi?

 

In effetti nasce proprio da un viaggio: ho visitato la Thailandia per la prima volta nel 1997, il posto mi è piaciuto moltissimo e ho deciso di tornarvi ancora. Non sapendo l'inglese, mi sono chiesta come avrei potuto comunicare con la popolazione locale e ho concluso che il sistema più semplice era... imparare il thailandese! Ho avuto modo di praticarlo, perché finora ci sono stata 12 volte.

 

Hai una serie di Brevetti PADI: Open Water, Advanced Open Water, Emergency First Response, Rescue Diver; oltre al nuoto, pratichi anche immersioni, vela ed equitazione. A parte la recitazione, lo sport è la tua seconda passione?

 

In realtà non li considero veri e propri sport, sono attività facili e piacevoli: in acqua nuoti con le pinne, in barca a vela stai seduta, a parte lascare la scotta o cazzare la randa... Nella quotidianità non pratico né palestra né corsa, non sono un tipo molto sportivo!

 

Un'ultima domanda: c'è un ruolo che hai il desiderio di interpretare, o un traguardo professionale da tagliare?

 

Il mio unico desiderio è continuare a recitare; tutto ciò che verrà sarà soltanto un di più. Certo, mi piacerebbe lavorare con attori importanti, ma soltanto dopo averli conosciuti per come sono realmente: a volte, nel mondo dello spettacolo, si è diversi da come si appare sullo schermo. Se non mi trovo bene con una persona, anche se è un attore noto preferisco non lavorare con lui. Per me sono più importanti altre cose.

 

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