Gli scrittori anglosassoni studiano. Sì, anche gli autori di bestseller. Studiano manuali per scrittori, non perché altrimenti non saprebbero scrivere bene (il talento è innato, non si impara: vedi la 1a delle Sei regole per l'esordiente), ma perché, probabilmente, se non studiassero... non saprebbero scrivere così bene. Anche se non capiti tra gli scaffali di una libreria inglese o americana, puoi comprare su Internet qualsiasi tipo di manuale per scrittori. Non c'è che l'imbarazzo della scelta!
LO STILE
Avverbi
C'è chi pensa che se ne debbano usare il meno possibile. "Usare avverbi è un peccato mortale", scrive Elmore Leonard: è un'intromissione dell'autore che interrompe il ritmo, distrae il lettore e indica che il personaggio, senza avverbi, non si saprebbe esprimere in modo efficace.
L'avverbio da aborrire? "Improvvisamente".
Dire, o...
Qui la questione è controversa. Alcuni scrittori, in primis quelli minimalisti (come Raymond Carver), sostengono che il miglior modo per concludere un discorso diretto sia un semplice "disse".
Altri, in nome della varietà, consigliano di ricercare vocaboli differenti - usandoli appropriatamente: mormorò, parlò, esplose, gridò, avvertì, confidò, borbottò, ecc. Quest'ultima soluzione può essere indicata in alcuni casi, ma il consiglio è di non dimenticare che la virtù sta sempre nel mezzo...
punteggiatura
Per la punteggiatura valgono le regole che trovi su un buon testo di grammatica (non sul Web: spesso sono errate!). L'ideale sarebbe ottenere le norme tipografiche di una buona casa editrice, che comprendono anche le regole sulla punteggiatura (che ciascuno di noi dovrebbe aver imparato alle scuole elementari!). Un consiglio è di non usare molti punti esclamativi.
show, don't tell
Su questo sono d'accordo tutti. Mostra, non raccontare. Non descrivere ciò che accade: fai che il lettore lo capisca da sè, attraverso i dialoghi, le azioni, i comportamenti e le reazioni dei personaggi (un libro che usa questa tecnica). Ciò vale anche per le descrizioni fisiche: evita i dettagli, ma trova un modo per dare al lettore un'idea, anche esteriore, dei protagonisti.
il narratore
punto di vista: terza persona...
Qualche scrittore consiglia di scrivere sempre in terza persona: ciò consente di avere una visuale più ampia sugli eventi narrati, senza limitarsi a ciò che può sapere, vedere, sperimentare un solo personaggio.
Il narratore può essere onnisciente (un osservatore esterno a cui non sfugge niente, che conosce tutto ma nello stesso tempo non partecipa agli eventi), o immedesimarsi in un personaggio ed esprimere, in una terza persona limitata, il suo punto di vista.
o prima persona?
Conviene scegliere di narrare da un solo punto di vista (che può essere quello del protagonista, o di un personaggio secondario) quando "una voce in prima persona si offra irresistibilmente di narrare la tua storia" (Jonathan Franzen): questo è il caso, evidentemente, di romanzi di successo come Il diario segreto di Adrian Mole, Il diario di Bridget Jones, Il diario di Lara. Naturalmente, il personaggio che narra le vicende non può conoscere ciò che fanno, dicono, pensano gli altri protagonisti del libro! E sarà dotato di un suo personale modo di essere, che influenzerà tutta la narrazione.
Il rischio per l'autore? Immedesimarsi troppo nel narratore e fargli vivere esperienze troppo simili alle sue. Il suggerimento per lo scrittore: prendere spunto dalla propria vita, ma mixare con l'invenzione!
I PERSONAGGI
chi sono?
Dei suoi personaggi, ogni autore deve sapere tutto, anche se scriverà soltanto quel che è funzionale alla trama. I manuali sono concordi nel suggerire di tenere un 'registro' dei personaggi, con le loro caratteristiche: età, situazione familiare, background, tendenze, gusti, carattere... Servirà a mantenerli sempre coerenti con se stessi.
come si chiamano?
Lo sceneggiatore Age suggerisce i nomi trisillabi ("meglio evitare quelli brevi (in italiano, i bisillabi): si impastano con la parola che li precede o segue"). I nomi non devono mai essere scelti a caso: devono definire i personaggi, adattandosi completamente a loro.
E i cognomi? Meglio evitare quelli associabili a personaggi noti.
come parlano?
Va da sè che ogni personaggio deve parlare coerentemente con il suo status sociale, culturale, economico, professionale... Il suo modo di esprimersi non deve contrastare con la sua natura, e deve renderci anche manifesto il suo modo di pensare.
LA TRAMA
La "rimonta"
Quella che in gergo viene detta la "rimonta" è un piccolo ma utilissimo espediente per rendere più avvincente la trama. Age la definisce "un precedente narrativo che viene seminato e avrà una 'conseguenza'". In pratica, lo scrittore presenta al lettore un avvenimento apparentemente casuale e/o poco importante, che però, più in là nella trama, darà vita a uno o più eventi, contribuendo a far avanzare la trama con un effetto sorpresa.
LE PARTI DEL TESTO
finale
Secondo il noto sceneggiatore Age, "La fine sarebbe meglio averla in mente subito, o comunque molto presto": sapere dove andremo a finire agevola il percorso di scrittura. Age continua: "una buona regola [...] è che il finale sorprenda, ma senza frodi, che sono sempre pericolose" (senza violare con trovate scorrette, cioè, quello che si chiama il "patto narrativo" tra autore e lettore). Ancora: "È importante che il finale sia imprevedibile e, soprattutto, che sia uno; che colga lo spettatore in attesa".
prologhi ed epiloghi
Gli scrittori consigliano di evitarli, i lettori mostrano di non gradirli. Forse perchè contravvengono per loro natura alla regola dello "show, don't tell" (vedi).
MANUALI DI SCRITTURA
con la collaborazione de L'Imbrattacarte
Age, Scriviamo un film. Manuale di sceneggiatura, Il Saggiatore, 2004
Franco Gaudiano, Manuale di scrittura creativa, Ed. Zanichelli, 2000
Elmore Leonard, 10 Rules of Writing, William Morrow (Harper Collins), 2007
Rebecca McClanahan, Word Painting. A guide to writing more descriptively, Ed. F&W Publications Inc, 2001 RECENSITO SU L'IMBRATTACARTE
Peter Rubie, The elements of storytelling, John Wiley SITO DELL'AUTORE
Stephen King, On Writing. Autobiografia di un mestiere, Sperling & Kupfer, 2004 RECENSITO SU L'IMBRATTACARTE
BLOG LETTERARI
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