BOSNIA

City Angels

I viaggi di... Eda 


Come arrivare

In aereo (le migliori offerte sono su Internet). In auto, in circa 10 ore di viaggio da Trieste. In Bosnia non esistono autostrade: puoi goderti la natura, i paesini e ammirare un grande lago artificiale per buona parte del viaggio in terra bosniaca (durante il quale attraverserai 3 frontiere.

 

Dove dormire

Hotel Bosnia, centro città. Pulito, con una grande sala pranzo e colazione ricca.

HOTEL IN BOSNIA

 

Informazioni generali

Sarajevo Tourism, www.sarajevo-tourism.com.

 

Documenti

Carta d'identità valida per l'espatrio.

 

Lingua

Molti bosniaci parlano l'Italiano (evita dunque commenti a voce alta!). L'Inglese è diffuso ovunque.

 

In valigia

Innanzitutto, scarpe comode: ovunque, e soprattutto a Mostar, le strade sono ad acciottolato. Per gli abiti, tieni presente che il clima è continentale: inverni freddi ed estati calde, con scarsa umidità.

 

Curiosità

In Bosnia non esiste un solo Mc Donald's! Perderebbe in partenza contro i  tradizionali fast food locali di Kebab (carne arrosto), di burek (focaccia con carne o con formaggio, che si accompagna a un bicchiere di jogurt liquido), per non parlare delle pasticcerie e  gelaterie...

 


Sarajevo (foto di Eda)SARAJEVO: LA CITTA' DEI CONTRASTI (E DEI CIMITERI)

In Bosnia non esistono autostrade: abbiamo impiegato 10 ore per arrivarci.

Sarajevo è una città piena di contrasti: case, ville, palazzi, strade... ancora bombardati: fa male vederli ridotti così. Dall'altro lato della stessa strada poi trovi un immenso Holiday Inn.

Lungo il fiume e nella parte centrale, la città ha uno stile austro-ungarico (per via della dominazione a-u!); all'interno, invece, solo quartieri turchi. Casbah, negozi all'aperto, bancarelle super colorate, cianfrusaglie, un numero incredibile per metro quadro di minareti o džamlje.

E non bisogna dimenticare tutti i cimiteri sparsi nella città: il Comune non possiede un piano edificatorio e la città durante la guerra era circondata dai Serbi, per cui i cimiteri sono ovunque dentro la città stessa, nei posti più disparati: lungo il fiume, nel parco, lungo le strade...  Spesso sono le tombe di giovani morti a vent'anni per una guerra che nessuno ha voluto.

 

TRA CASE BOMBARDATE E BOUTIQUE GRIFFATE

Nonostante la popolazione sia per la maggior parte musulmana, convivono qui ortodossi serbi, cattolici croati e un piccolissimo numero di bosniaci ebrei. Tempo fa c'erano anche i protestanti, ora non ci sono più e la loro chiesa è diventata l'Accademia di Belle Arti.

La vita dei giovani è molto vivace: tutta la notte c'è sempre movimento nei locali rumorosi e in strada. Giovani di ogni età vagano da un locale all'altro, in genere annebbiati dal fumo (vi ricordate la frase "fumare come un turco"? Ecco: così). C'è chi passeggia su e giù tra i bei palazzi austroungarici, le case bombardate, le chiese di tante diverse fedi e negozi di Valentino e di Dolce e Gabbana, che qui sembrano davvero fuori posto (ma mi hanno assicurato che hanno acquirenti).

 

DONNE E UOMINI DI SARAJEVO

Sarajevo dal mattino presto ha odore di carne (di agnello o manzo) arrosto. Mangiare fuori per noi dell'Europa occidentale è economicissimo, ma non aspettatevi scontrini: non esistono

Le ragazze, sia ortodosse che musulmane, sono belle; molte portano il fazzoletto attorno alla testa e molte hanno gli occhi blu: segno dell'incrocio di razze che qui è sempre esistito.

Gli uomini invece non sono attraenti (almeno per i miei gusti...).

C'è molto caos e sporcizia. Molti poveri, mendicanti, zingari, storpi, venditori ambulanti. Non c'e` abitante di Sarajevo che non abbia almeno un parente vicino morto nell' ultima guerra.

 

CAFFÈ TURCO A MOSTAR

Sarajevo (foto di Eda)La gita a Mostar è stata un sollievo: una città più organizzata, più pulita, pienissima di turisti.

Il ponte, costruito da poco e inserito nella lista dell' Unesco, è costruito a sesto acuto: le pietre si tengono in equilibrio da sole! Proprio quando c'eravamo noi, i militari dell'ONU si ritiravano dalla Bosnia e la gente (felice di liberarsi dei militari!) ha fatto festa.

I camerieri avranno ripetuto almeno cento volte al giorno ai turisti come bere il vero caffé turco, che viene servito in un curioso pentolino di rame, con due zollette di zucchero su un vassoio e una minuscola tazzina senza manici.

C'erano 30 gradi ma umidità quasi zero, potevi girare senza grondare di sudore. La guida locale,  un ragazzo molto carino, sembrava un bosniaco croato.

Rientrare nella mia realtà, nella città in cui vivo, anche se molto meno mite come clima, è stato un sollievo e i miei soliti problemi, in confronto a quelli dei posti che ho visitato, mi sono sembrati così poco importanti!

Eda

 


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