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Confessaci

Uno scatto di meno e uno di troppo

 

UNO SCATTO FOTOGRAFICO IN MENO, UNO SCATTO D'IRA IN PIÙ

Salisburgo, giardini del Castello Mirabell, in una magnifica giornata d'agosto. Il sole splende, il caldo è piacevole e i turisti si affollano pacificamente lungo i vialetti di ghiaia, mentre l'orchestra suona brani di musica classica: è in corso il Festival.

In quest'atmosfera idilliaca, c'è una nota che stona.

Una donna non è felice, anzi ha un problema. E non da oggi. Sta piangendo e io la sento.

"Giovanni! Ma è mai possibile che tu abbia ogni volta reazioni così esagerate... In fondo, avevo solo ritardato ad accendere la macchina fotografica!". La guardo da poco lontano: è una donna né giovane né vecchia, né bella né brutta, senza trucco. Appare molto triste, si scosta da lui, si chiude nella sua sofferenza. Leggo in lei molto di più di un semplice sfogo momentaneo per un'incomprensione di quelle che in viaggio possono capitare. Piange, perché la scena di oggi a Salisburgo si ripete, probabilmente, tutti i giorni a casa sua. E lei non si spiega il perché: in fondo non fa nulla di male, come oggi non è stato poi così grave che non sia riuscita ad accendere in tempo la macchina fotografica.

Uno scatto-ricordo in meno, il ricordo di uno scatto in più. Quello d'ira di suo marito.

 

TUTTI FANNO FINTA DI NIENTE... MA IO NO

Giovanni fa finta di niente e si guarda intorno senza parlare, con l'aria di chi vuol mascherare una brutta figura; i due bambini della coppia fanno finta di niente e giocano (di certo devono essere abituati ai litigi dei genitori); i turisti fanno finta, o forse non si accorgono, di niente e continuano a riprendere fiori e fontane.

Per il momento, faccio finta di niente anch'io e mi fingo impegnata nella fotografia della statua nella fontana. Ma resto attenta a osservare cosa succede. E, dentro di me, si fa strada un'idea, forse un po' strana, ma una Angel resta una Angel anche quando è in vacanza a Salisburgo.

 

ANCORA MOLTA STRADA DA FARE

La donna piange silenziosamente, si aggira intorno alla fontana, separata dal marito, un occhio distratto ai bambini. La seguo con lo sguardo. Intanto, prendo dalla borsa un bigliettino del sito: lo porto sempre con me. Lei finalmente viene nella mia direzione. Le vado incontro e le dico semplicemente: "Posso darle questo bigliettino?" (una Angel, per essere tale, un alone di mistero lo deve creare...). Non posso dirle altro: il marito potrebbe avvicinarsi.

Lei mi guarda stupita, le lacrime non ancora asciutte. Non pensava certo che ci fosse qualcuno che potesse ascoltarla; davanti a un'Italiana non avrebbe parlato in quel modo a lui. Io la guardo, vorrei dirle tante cose ma non ci riesco. Le sorrido, lei sorride. È dolce.

Sul bigliettino c'è l'indirizzo del sito e la mail. Purtroppo mi accorgo troppo tardi che è quella vecchia, ma non credo sia per questo che la donna di Salisburgo non mi ha ancora scritto.

Ha ancora molta strada da fare prima di rendersi conto che la sua vita potrebbe essere migliore. E non si tratta di un breve viaggio.

Chiara

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